ROMA
QUATTROCCHIO CAPORIONI E CONSERVATORI
FARMACIA QUATTROCCHIO 1537
CAMPIDOGLIO
CASE DEI QUATTROCCHIO
DONAZIONI DI FLAMINIO QUATTROCCHIO
VILLA QUATTROCCHI
BEATI MARIA E LUIGI BELTRAME QUATTROCCHI

ELENCO FAMIGLIE NOBILI ROMANE
MP3-LE-COLLINE

ROMA

Cartari Febei - Archivio di Stato di Roma:

Disegnato da Gilberto Quattrocchio

Quattrocchio di Roma e d'Amelia. Arma: "D'oro con un'aquila nera ed un triangolo partito in canaletto, la parte superiore d'oro con quattro occhi umani dei propri colori, l'inferiore rombeggiata di rosso e d'oro". Antichi e nobili Signori di Roma - (come da Catalogo Romani de Calvis di Alphonsus Ceccarelli - ex libro manoscritto di Guglielmo Cardelli e Fanutio Campana in Biblioteca Vaticana "Paulus de Quattuor Oculis" in registro Nicolai Laurentij de seguacibus tribunij - (anno 1382) - Papa Urbano VI (Papa dal 18/04/1378 al 15/10/1389) - e Nobili moderni di Amelia.

Titolo nobiliare:Antichi e Nobili Signori di Roma - Conti Palatini - Cavalieri Aurati.

NOTA: L'attività archivistica di Carlo Cartari s'inquadrava nel più generale indirizzo di rinnovamento impresso da Urbano VIII e dal cardinal nipote F. Barberini alla politica di documentazione della S. Sede, che aveva visto la costituzione dell'Archivio Vaticano come istituzione autonoma, la creazione dell'Archivio notarile e il potenziamento dell'Archivio di Castello: un potenziamento su cui proprio il Cartari sarebbe tornato nel 1655, indirizzando una supplica ad Alessandro VII per indurlo a far versare in Castello il massimo numero di documenti e di "scritture" e di cui l'"Indice generale" sarebbe dovuto essere strumento (Fondo Cartari-Febei, b. 72, Giornale di Castel Sant'Angelo, cc. non num.); ma che urtò contro l'opposizione curiale, sospettosa di una eccessiva pubblicizzazione del materiale conservato (opposizione che portò più tardi, dopo il 1677, alla sospensione definitiva del lavoro di inventariazione); e a cui ostava anche la progressiva prevalenza dell'Archivio Segreto Vaticano, destinato a trasformarsi nell'unica istituzione archivistica centralizzata dello Stato pontificio. Già nel corso del 1671 il Cartari iniziò il riordinamento di due biblioteche private romane, quella di G. Carpani e quella del suo protettore e parente monsignor F. M. Febei; quindi nel febbraio del 1674 accettò dal cardinale P. Altieri l'incarico di provvedere all'ordinamento della biblioteca di famiglia, risultante della fusione di quattro diversi fondi, nella nuova sede ricavata nel palazzo testé costruito accanto al Gesù da G. A. de' Rossi; egli ne curò anche la disposizione materiale, la divisione per materie nel grande salone ad essa destinata, e infine la catalogazione per autori e per materie, oltre che l'inventario topografico degli stampati e dei manoscritti (Fondo Cartari-Febei, b. 275); cosicché meritata sembra la lode tributata a lui e alla sua creatura da J. Mabillon e da M. Germain, che visitarono la biblioteca nel giugno del 1685 e la trovarono elegante e bene ordinata. Ancora nel 1694, mantenendo l'incarico di soprintendente della biblioteca Altieri, il Cartari ne pubblicava il catalogo degli opuscoli a stampa sotto il bizzarro titolo di Pallade bambina overo biblioteca delli opuscoli volanti che si conservano nel palazzo delli signori Altieri… (Roma 1694), facendolo precedere da una barocca ed arguta disquisizione sul valore delle opere di piccola mole, riscattate spesso da "rarità di materie" e da "acutezza di ingegni". Nel giugno del 1694, ormai ottantenne, il Cartari fu indotto (o costretto) a consegnare gli indici dell'Archivio di Castello da lui compilati e rimasti in sospeso. Morì a Roma il 12 sett. 1697. http://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-cartari_(Dizionario_Biografico)/

Video - LO STEMMARIO CARTARI

Notizia della Famiglia Boccapaduli Patrizia Romana ordinata e distesa da Marco Ubaldo Bicci Censore dell'Accademia Teologica dell'Arciginnasio Romano - Roma 1762

 

CRACAS - DIARIO DI ROMA - 1890 (cose vecchie e nuove)1408-1410

Dello Rione de ponte (id.). Notasi un figlio « de menico 4 occhi », cioè Quattrocchi. A proposito del Cerimoniale delle pompe ufficiali del ludum in Agone 1° andava sempre Trastevere, ultimo Monti. Partecipavano 10 cavalieri dai 10 rioni fra i quali si trova un figlio di Domenico Quattrocchi.

Archivio della R. Società romana di storia patria - Pagina 84
di R. Società romana di storia patria - 1891

Trovo Cecchus (Francesco) Quatuoroculi in questa lista proveniente dall'Archivio della R. Società Romana di storia patria del 1891.

ARCHIVIO CAPITOLINO "IL CREDENZONE ROMANO"

FAMIGLIA QUATTROCCHIO - 1495 - 1580

LE NOTE DEL CREDENZONE SONO RIPORTATE ANCHE NELLA BIBLIOTECA VATICANA: ALPHONSUS CECCARELLI - TOMO 1

"Quattrocchij Signori" ex libro manoscritto D.nj Guillelmi Cardelli, et Fanutio Campana - cap. 6

idem Ceccarelli - tomo 3 - foglio 204 - idem Ceccarelli tomo 3 - foglio 209 "Quattrocchij nobili et antiqui Signori" Catalogo Romani De Calvis.

In altro libro, manoscritto, di Gulielmi Cardelli e' riportato: "Romano tempore Massimi".V.pp et Sigismundo Cesare Germano Imperatore ordinem alphabeti sic notata aut nobilium romane nomina et sic ad litteram resempsimen: Quattrocchij a pag. 80.

Fanutio Campana sempre in sopraddetto manoscritto riporta il nome Quattrocchij in un elenco di famiglie nobili romane - pag. 71

N.B.: dal Ceccarelli tomo 3 foglio 209 e' riportato quanto ricavato dal Catalogo Romano De Calvis - pag. 206 "Catalogus Nobilium Familiare Romane" facta tp e pp. Urbani VI circa anno domini 1382".

Queste notizie sono ricavate dalla "Cronica di Pietro Caffarello".

testamento di Iacobi de Quatrocchius de Talegio

Chiesa di S.Rocco - Testamento di Iacobi de Quatrocchius de Talegio

Tratto da: "Storia delle famiglie romane" Amayden

Disegnato da Gilberto Quattrocchio

Repertori di Famiglie. di Domenico Jacovacci - tomo 5 -ottoboniani lat. 2552- Biblioteca Vaticana:1521 - 19 ottobre - ----In detto catasto S.mi Salvatoris.

Franciscus Quattrocchj de Rocchinis ...... in San Lorenzo in Damaso (all'ingresso secondario ex entrata principale, lato destro, appena si entra) si trova la lapide sepolcrale, ivi ubicata in seguito al restauro del pavimento della Basilica con la seguente scritta: FRANCISCUS ROCHINUS COLLECTOR PLUMBI PA. ROM. QUI CUM OB SINGULAREM VIRTUTIS INTEGRITATEM A BERNARDINA DE ANULO CONGIUNTI CARISSIMA DILIGERENTUR HOC TUMULO DECORATUS EST ANNO LV EGIT DIE VERO XXVII DECEMBER IN VITAM REDUT MDXX.

Fino dal 1495 troviamo un Pietro Quattrocchio, marito di Maddalena. Nel 1521 morì Francesco Quattrocchio de Rocchino e fu sepolto dalla moglie Bernardina (Altoviti? lo stemma inquartato di Francesco ricorda l'arma degli Altoviti) nella chiesa dei Santi Lorenzo e Damaso.Nel 1554 Dominus Laurentius Quattrocchio Aromatarius.

Dall'Archivio Capitolino risulta che Giacomo Quattrocchio fu seppellito nella cappella di San Rocco nella Chiesa di S. Rocco l'8 luglio 1525 - quando la Chiesa di S. Rocco ha cessato di essere Chiesa parrocchiale i registri sono stati trasferiti in S. Lorenzo in Lucina.
NOTA: San Rocco, a cui è vicino l'ospedale fondato dal cardinale Antonmaria Salviati per le vergognose partorienti. Nella Chiesa di S. Rocco si riuniva l'Ordine dei Farmacisti e Speziali. Questo Ramo prese la nominazione Rocchino.

Il giorno 1 settembre 1575, a causa delle frequenti esondazioni del Tevere, Jacopo - Giacomo fu trasferito nella nuova cappella sepolcrale dei Quattrocchio presso la Chiesa dei Santi Lorenzo e Damaso di fronte all'altare di S. Carlo Borromeo.

Pietro Quattrocchio, Livia Buccabella ( Boccabella o Boccapaduli ) parentibus optimis vixit ille anno LVII. Hac LXIII

Notizia della Famiglia Boccapaduli patrizia romana ordinata e distesa da Marco Ubaldo Bicci Censore dell'Accademia Teologica dell'Arciginnasio Romano - Roma 1762

Altro Pietro Quattrocchio, è marito di Livia Di Nardo Imparentati con i Bonadies , i Bonaguris , gli Amadei , i Paloni , i Cardelli e i Foschi .

S. BENEDETTO IN PlSCINULA

"PERSONAGGI SEPOLTI A S. BENEDETTO IN PlSCINULA" DEL P. ABBATE D. COSTANTINO CAETANI

"..li'6 Giugno 1598 morse Madonna Livia Boccabella in casa del Signor Tarquinio Santa Croce di febre et vecchiezza, fu sepelita in Santo Benedetto li 13 Febraro 1600.." Vedova di Pietro Quattrocchio morto nel 1557

Papirio Quattrocchio concordissimo, et amatissimo cum vixit annos LI mesi dieci e giorni 18. obijt prima septembria anno MDLXXX da "Repertori di famiglie" di Domenico Jacovacci - tomo 5.

In Santa Maria del Popolo - Lapide Moscabuffi (Mactabuffi)- anno 1435 - una Quattrocchio.

Tratto da "Repertori di Famiglie" di Domenico Jacovacci - Tomo 5 De Quattrocchij - In catasto S.mi Salvatoris.

- Maddalena, moglie di Pietro Quattrocchio e' sepolta in S.Andrea de Funarijs. Da questa unione nacquero due figlie: Virginia e Lucrezia. Pietro si sposa in seconde nozze con Livia Boccabella (Boccapaduli). Da cui naquero 3 figli :Papirio ,Gomezio e Agostino.Muore nel 1557 come da testamento del notaio Gasparre Raisdettus - tomo 596 della prima sezione.

Le Scritture Parrocchiali di Roma e del Territorio Vicariale

PARROCCHIA DI S. LORENZO IN DAMASO - Situata nel rione Parione ebbe la cura d'anime fin dall' antichità. In seguito all' editto Savelli del 1569 conservò il fonte battesimale con 37 parrocchie filiali: S. Agnese, S. Andrea di Nazareth, S. Barbara, S. Benedetto in Arenula, S. Benedetto in Clausura, S. Biagio dell'Anello, S. Biagio della Fossa, S. Ambrogio della Massima, S. Caterina ai Catinari, S. Cecilia a Monte Giordano, S. Leonardo, S. Maria in Vallicella, S. Maria in Cacaberis, S. Maria in Publicolis, S. Maria in Candelora, S. Maria in Grottapinta, S. Martinello, S. Maria in Monticelli, S. Giovanni in Ayno, S. Nicola degli Incoronati, S. Nicola ai Cesarini, S. Nicola dei Cavalieri, S. Nicola in Agone, S. Paola in Arenula, S. Salvatore in Cacaberis, S. Salvatore in Unda, S. Salvatore in Campo, SS. Simone e Giuda, S. Simeone Profeta, S. Salvatore in Primicerio, S. Stefano ai Vaccinari, S. Stefano in Piscinula, S. Tommaso in Parione, S. Tommaso alla Catena, S. Tommaso alle Mole dei Cenci, SS. Vincenzo e Anastasio, S. Valentino. Molte di esse vennero soppresse neLcorso degli anni, altre furono assorbite dalla stessa parrocchia di S. Lorenzo in Damaso: S. Agnese in Agone nel 1652 e, in parte, S. Andrea di Nazareth nel 1585. Battesimi, reggo 30, 1561-1915 con 20 rubricelle separate per gli anni 1591-1616, 1635-1924. I registri relativi agli anni 1575-1581 e 161 7-1624 sono in italiano, i registri che si riferiscono agli anni 1561-1574 e 1625-1634 in italiano e latino, gli altri sono in latino sino al 1908, poi in italiano prestampati. Esistono 20 registri di indici dei battesimi per gli anni 1591-1622.

PARROCCHIA DI S. ANDREA DEI FUNARI - Nel catalogo del 1566 è elencata fra le p arrocchie del rione Campitelli, mentre in quello del 1595 risulta nel rione Ripa. Nel 1569 fu affiliata al fonte battesimale della parrocchia di S. Marco. Nel 1626 perse la cura d'anime a favore di S. Nicola dei Funari. Quest'ultima sembra essere stata incorporata nel 1641 nella parrocchia di S. Biagio. Successivamente furono tutte incorporate nella parrocchia matrice di S. Marco. - Battesimi - Non si conservano i registri dei battesimi poiché la parrocchia era filiale di quella di S. Marco. - Matrimoni - reg. 1, 1614-1641 con lacune per gli anni 1616, 1618, 1623 e 1638. Il registro è in latino. Fa parte dei registri dei matrimoni della parrocchia di S. Marco e contiene anche i matrimoni di S. Nicola dei Funari, di Stati delle anime, reggo 77 e bb. 3, 1633-1906 con lacune per gli anni 1643-1645, 1670, 1811-1813, 1902. I registri relativi al periodo 1681-1726 sono in latino.Tornando alla documentazione parrocchiale, bisogna dire che la situazione romana è particolare per due aspetti, il primo dei quali è che Roma è sempre stata "patria comune", "l'ombelico del mondo". Si potrebbero fare infinite citazioni a proposito ma basta sfogliare quei registri per comprendere che i "romani de Roma" sono sempre stati molto pochi, ed anche questo costituisce parte del fascino della città ed è una delle cause della sua fama. Conoscere bene questa popolazione permette di studiare interessanti aspetti antropologici ma vuol dire anche favorire lo studio della storia di altre nazioni. Per questo hanno qui sede molti istituti storici stranieri impegnati in questo lavoro infinito. La seconda particolarità è che qui tutte queste registrazioni, salvo poche eccezioni, sono concentrate nell'Archivio Storico del Vicariato di Roma.

Informazioni tratte da "Roma nel '500-Rione Ponte" II volume pag. 14 autore: Pietro Fornari conservato nella Sala Manoscritti e Scritti Rari della Biblioteca di Stato di Roma Vittorio Emanuele II

CAPORIONI E CONSERVATORI

Famiglia Quattrocchio - Furono caporioni (Rione di Ponte S. Angelo): Pietro nel 1543 - Mario nel 1558 - Gometio nel 1559/1565 e Primo Conservatore nel 1583- Agostino (Ripa) nel 1570 e Secondo Conservatore nel 1586 - Patrizio Caporione nel 1586 - Papirio fu Sindaco del Senato e Popolo Romano nell'anno 1570 e Maestro Giustiziere nel 1572.
1561 - Conservatori: Luca Peto, Giacomo Staglia, Marsilio Cafani, Papirio Quattrocchio.


Le fontane di Roma - di Cesare D'Onofrio - 1986

A pag. 195:.. Consiglio comunale: il negozio della conduzione a Roma dell'acqua da Pantano alle fontane pubbliche sulla Piazza delle Terme di Diocleziano. " Gometio Quattrocchio, uno dei due Conservatori che avevano partecipato alla seduta della Congregazione, il giorno seguente riferiva in Campidoglio in sede di Consiglio segreto:.....

Considerazioni storiche, fisiche, geologiche, idrauliche,..- di Carlo Fèa - 1827

DALL' ARCHIVIO CAPITOLINO .

Num. 1. - Resolutio Congregationis super fontibus de insinuanda ex mente SSmi Populo Romano conductione aquae ab ejus origine pro constituendis publìcis fontibus in platea Capitolina, et alii. Die 26. maii 1583 - .Apud sedes ill.mi , et r.mi d.ni card. Maffei : ill.mus , et r.mus d.nus cardinalis Maffaejus , ill.mus, et rr.mus cardirnalis sancti Sixti, ill.mus et r.mus d.nus cardinalis Medices, illmus dnus Rodulphus Bonfiolus Thesaurarius generalis. Illmi DD. Cometius Quattrocchius , Vincentius Americus conserv. Alexander Juvenalis prior, rmus dnus Mutius Passamontius illmi, et rmi domini Camerarii locumtenens , Hieronymus Alterius , Paulus Bufalus viarum magistri , Hortentius Frangepanius , Stephanus Paparonius , Fabius Sanctacrucis , Mutius Matthejus deputati , Fulvius Amadejus commissarìus generalis fontium . DECREVERUNT : omissis etc. Tandem, quod illmi dd. Cons. EX MENTE ssmi D. N. populo Romano insinuent , conductionem aquae e pantanis Griphii, faciendam , illique exponant , ut declarent pro FONTIBUS PUBLÌCIS in montibus , et PLATEA CAPITOLINA conficiendis , quantam quantitatem aquarum recipere intendant - ut conductores certam habeant spem illius erogationis , postquam super plateam b. Virginis Mariae Angelorum conducta fuerit . Duosque probos viros insistentes nominent juxta seriem literarum apostolicarum etc. Resolutio consilii secreti magistratus et consiliarìorum pop. Romani de emendis centum unciis aquae , de qua num. 1 pretio scuti 5oo. pro qualibet uncia , ad effectum de quo supra . 27. maii 1583. - Consilium secretum , per mandatarios publicos , dimissis cedulis , pro secunda vice , ad VI. kal. junii convocatum , nobisque Horatio Fusco , et Vincentio Martholi sacri senatus scribis , apud Lovium palatii Capitolini relatum , in quo intervenere : Capita Regionum. Alexander Juvenalis prior , Pompejus Rubeus , Ludovicus Albertonius , Annibal Corona , Gregorius Nichilchinus , Fabius Figliucius , Julius Soderinus ,Officiales , Dominicus Heruccius , Jo. Baptista Vallatus , Paulus Mutianus , Antonina Sanctius , Nicolaus Pirotus . Consiliarii, Hieronymus Alterius , Paulus Bufalus , viarum magistri, Antonius Maccantius , Balthaxar Cincius , Jacobus Rubeus etc. Et denique sequuntur alii usque ad numerum 15. consiliarorum .Quibus considentibus illmus dominus Cometius Quattrocchius primus cons. cum praesentia , et voluntate illmorum dd. Ascanii Bufali , et Vincentii Americi ejus collegarum sic proposuit : Magnifici signori . Jeri illmi , e rmi signori Cardinali sopra le fonti , ne dissero nella congregazione, che N. S. desiderava grandemente , che si conducesse l'acqua di pantano di Griffi , la quale secondo la livellazione fatta , viene alta sopra la piazza di Termine più di 15. palmi; e che si sono trovati mercanti , ed altri , quali a tutte loro spese vogliono condurre detta acqua : il che conosciutosi da N. S. quanto sia utile al publico, ed al privato, e col tempo causerà l'abitazioni nel detto , ed altri luoghi della città ; e che si è convenuta con l'appaltatori , che condotta , che sarà detta acqua , la possano vendere 5oo. scudi l'oncia , e non più, siccome nel breve sopra ciò spedito si contiene ; ma perchè l'appaltatori non possono , nè vogliono condurre quest'acqua , se non veggono il smaltimento di essa ; per questo detti illmi , e rmi signori Cardinali visto tanto utile evidente a questa città ne esortano a prendere una buona quantità , e far 4. o 5. fonti pubbliche , e una principalmente nella piazza di Campidoglio per utile pubblico : il che abbiamo voluto riferire alle signorie vostre , acciò risolvino quello , che sia d'utile , ed onor pubblico in questo negozio. Quibus auditis , et mature discussis ex s. c. una omnium sententia decretum est , quod facta hujusmodi aquae conductione per appaltatores in lite nominatos , super platea Thermarum Diocletianarum , beatiss. Virginis Mariae Angelorum nuncupata pro fontibus publicis , et praecipue in regione Montium arbitrio extruendis , capiantur per Romanum pop. ex aqua praedicta unciae centum , pretio in litteris apostolicis desuper expeditis expresso pro usu publico, et publicis plateis, et non alias applicandi , et convertendi : quodque pretium et pecunia in dictis unciis ceutum aquae erogandum ( de licentia tamen , et voluntate praelibati S.D.N. ) , cui etiam populi Romani nomine de praemissis humiliter supplicetur , sumantur ex venditione quingentorum locorum super monte, et gabella carnium urbis , erigendor. et per pop. ut moris est vendendorum , et prout in conductione Aquae virginis fact. extitit : et quod juxta seriem , et tenorem dictarum litterarum , deputentur duo,qui operi, et conductioni praedictae insistant : conductor , impensis remunerand. : idque publico consilio ( cui remittitur) insinuetur .
Omissis etc. firmati : Cometius Quattrochius Conserv. Vincentius Americus Conserv.

VIRTUAL TOUR MUSEI CAPITOLINI SALA DELLA LUPA

 

Claudio De Dominicis - UNA FONTE PER LA STORIA DI ROMA - INDICI ONOMASTICO E CRONOLOGICO di: Forcella Vincenzo, Catalogo dei manoscritti riguardanti la storia di Roma che si conservano nella Biblioteca Vaticana, voll. I-IV, Roma/Torino/Firenze (Fratelli Bocca e C. librai-editori), 1879-1885.

Dei quattro volumi, il I riguarda i codici Vaticani Latini, i voll. II e III quelli Ottoboniani Latini, il IV quelli Capponiani (pp. 1-178), Palatini (pp. 179-214) e Regina (pp. 215-258). Ognuno dei quattro volumi ha l’indice degli autori e titoli anonimi e quello delle materie. - Vol. 1 - http://www.archive.org/stream/catalogodeimano00vatigoog - Vol. 2 - http://eres.biblhertz.it/public/KatA-ROM100-4790-2.pdf - Vol. 3 - http://eres.biblhertz.it/public/KatA-ROM100-4790-3.pdf - I numeri latini si riferiscono al volume del Forcella, quelli arabi alla pagina. Il presente volume è costituito da 182 pagine. - QUATTROCCHI, de QUATTROCCHIS famiglia - II.355

PRESENZE DELLE COMUNITA' EBRAICHE NELLO STATO PONTIFICIO


Un Salomone di Angelo, figlio di Abramo di Valmontone, attivo a Perugia nel 1449, attesta la presenza di ebrei nel borgo laziale almeno dalle prime decadi del XV secolo. Nel 1472 abitavano a Valmontone, sette famiglie ebraiche, la più eminente delle quali era quella di un Mastro Salomone, il cui contributo per la tassa della vigesima era di 50 ducati, mentre quello delle altre famiglie assommava soltanto a 18 ducati. Nel 1486 la piccola comunità, insieme ad altre di Campagna, ricusava di partecipare al sussidio imposto da Innocenzo VIII agli ebrei delle sue province. L’atteggiamento non solo dispiacque al papa, ma avendo egli anche estrema necessità del denaro, comandò al Governatore Giuliano Quattrocchi di provvedere con tutti i rimedi e le pene opportune perché il contributo fosse immediatamente (statim et sine mora) pagato. Nella prima metà del secolo XVI, ebrei originari di Valmontone, abitavano a Norcia e ad Ascoli Piceno, qui con altri correligionari provenienti dall’Italia centro-meridionale (Campli, Sulmona, Lanciano, Ortona, Teramo, L’Aquila).


Regesto di documenti della famiglia Franciotti Della Rovere 1505 - 1601 - Patrizia Rosini

Domino Annibale Quattrocchio de rione Ponte nel 1596 tratta una causa di Donazione per Livia della Rovere

STRENNA DEI ROMANISTI NATALE DI ROMA 1967 - SCORCI DI VITA ROMANA DEL '500 - I debiti di notar Adriano de Tedallinis

Può sembrare strano che un notaio particolarmente attivo come il Tedallini fosse ridotto a tal punto da dover così «bussare a denaro. Speculazioni sbagliate? Disgrazie in famiglia? Il fatto è che egli aveva debiti da tutte le parti e non sapeva più a che santo votani. Eccolo così, quel venerdì di febbraio del 1573, davanti al notaio Fausto Pirolo, convocato nell'abitazione del Bartolini insieme a due Mario Fulliolo, pur lui da Città di Castello, e Giulio Quattrocchi da Fossombrone. E lì si fanno i conti, si mettono debiti e crediti tutti in bell'ordine, e Adriano Tedallini si affretta a scomputare dal debito le rate di fitto dovute dal Bartolini. Ma restano scoperti ancora 45 scudi: a occhio e croce, in valore di acquisto attuale, circa 180 mila lire; 30 scudi sono « pro melioramentis per ipsum Mattheum factis in apotheca subtus domum ipsius domini Adriani in regione Columne in qua habitat ipse d. Mattheus, nunc ad usum ferrarie, existente ll. I residui 15 scudi sono per altrettanti scudi versati per conto di messer Adriano al mercante fiorentino Simone Fiorenzola. Di tutto il Tedallini si affretta a rilasciare ampia e regolare quietanza, al momento stesso che Matteo Bartolini gli mette in mano i 55 scudi richiesti «in prompta et numerata pecunia in tot juliis et testonibus n; sono complessivamente 100 scudi da restituire entro sei mesi.

FARMACIA

pag. 21:nel nostro rione le famiglie nobili non disdegnavano l'esercizio farmaceutico e bancario.

A pagina 22: quasi tutte le farmacie erano distinte da un'insegna.

Cosi' quelle dei Quattrocchio. (Atti del Notaio Tuffi 20 novembre 1537)


The Nobility of Rome, 1560-1700 Di Richard Joseph Ferraro

Laurentius Quattrocchio Aromatarius compare nell'anno 1545 sul libro:

LES COLLECTIONS D'ANTIQUES DES MEDICIS. - Mémoires de l'Institut impérial de France, Académie des inscriptions di Académie des inscriptions & belles-lettres (France) 1833

Firenze, 5 febb. 1579. Lorenzo Quattrocchi (alias Dominus Laurentius Quattrocchius Aromatarius a Roma anno 1554) spedisce a M. Lorenzo Spinelli un mortaro di porfido col suo pestello. Pagina 163

BATTESIMI A ROMA - Vol. I (anni 1531-1549) - a cura di Claudio De Dominicis

Nel 1531 la parrocchia di S. Maria sopra Minerva, la prima a Roma, cominciò la tenuta del suo libro dei battesimi e di quello dei morti perché, in quell'anno, le venne concesso il fonte battesimale. l'anno dopo si aggiunse S. Giovanni dei Fiorentini e solo nel 1543 S. Pietro in Vaticano. Molto dopo, nel 1558, fu la volta di S.Gregorio a Ponte Quattro Capi e da allora, ogni anno, se ne aggiunsero altre arrivando al numero di 77 alla fine del XVI secolo. L’appartenenza di un genitore alla parrocchia di battesimo del figlio è fuorviante in due casi, cioè per quanto riguarda S. Giovanni dei Fiorentini e per S. Pietro in Vaticano perché la prima parrocchia estendeva i suoi diritti a tutti i fiorentini della città e l’altra perché, essendo la più importante, era considerata di prestigio o di buon augurio per svolgervi il battesimo. Il rapporto tra i genitori dei battezzati era di due tipi: marito/moglie o uomo/donna, che significava assenza di matrimonio dei due. Quando è indicato ed in assenza di indicazioni si è data la preferenza al secondo caso. A parte qualche caso sporadico, solo la parrocchia di S. Pietro segnava i nomi dei padrini. Interessante notare che nella parrocchia di S. Giovanni dei Fiorentini, fino al 1544, ai battezzati venivano dati nomi composti fino a quattro elementi, dove spesso l’ultimo era Romolo o Romola.

1535 - Agosto 18 - Vincenza Perpetua di Vincenzo Quattrocchi spetiale

1538 - Novembre 28 - Giovanni Battista di Vincenzo Quattrocchi spetiale

Vincenzo Quattrocchi spetiale, batt. in S. Giovanni dei Fiorentini il 28 novembre 1538

QUATTROCCHI, Renzo, in S. Giovanni dei Fiorentini, padre di Laura (1541) LORENZO (Renzo) Quattro occhi, in S. Giovanni dei Fiorentini, padre di Laura (1541) . Nota - Spetiale compare nell'anno 1545 - Aromatarius a Roma anno 1554)

QUATTROCCHI, Vincenzo speziale, in S. Giovanni dei Fiorentini, padre di Vincenza Perpetua (1535), di Giovanni Battista (1538)

VINCENZA PERPETUA - di Vincenzo Quattrocchi speziale, batt. in S. Giovanni dei Fiorentini il 18 agosto 1535


VINCENZO Quattrocchi speziale, in S. Giovanni dei Fiorentini, padre di Vincenza Perpetua (1535), di Giovanni Battista (1538)

NOTIZIE BIOGRAFICHE A ROMA NEL 1531-1582 - desunte dagli atti Parrocchiali. Claudio De Dominicis

QUATTROCCHI, Renzo. Nel 1540 (15 gennaio) morì un suo figlio bambino, sepolto in S. Giovanni dei Fiorentini. 255 Famiglia presente a Roma dal XV secolo. Questo ramo possedeva un Palazzo entro le mura di Firenze.(cit. Carnesecchi)

LIBER DOMORUM ET ALIA Proprietà immobiliari ed “entrate” del convento di S. Agostino in Roma nei secc. XV-XVI - Anna Maria Pedrocchi

1585 “Vigna che fu di Giovanni da Gambassi Spetiale, poi di Lorenzo Quattrocchi, Alessandro francese e Domenico Lippi, che la vendè a Panphilo Marchese. (n.838 b.15, n.364)

LA SS.TRINITA’ DEI PELLEGRINI DI ROMA - Maestranze artigiane attive dal 1560 al 1630: novità e precisazioni - Anna Maria Pedrocchi

Tra le categorie che in questi due secoli, hanno maggiori rapporti con il convento compaiono speziali ed aromatari, per lo più presenti nei rioni del centro,dove più intensa era l’attività mercantile e bancaria, con aggregazioni a Campo de’ Fiori e alla Rotonda dove, nelle sue vicinanze si trovava la via Aromatariorum. Un approfondito studio sull’argomento di I. Ait ha dimostrato che gli speziali erano anche ”mercatores” potendo, dati i loro ingenti profitti, acquistare immobili e anche prestare soldi ad usura, mediante sistemi di copertura. E’ noto il grande rilievo assunto dai toscani nell’importazione di beni e prodotti di lusso finiti o semilavorati; in questo settore le merci importate dalla Toscana costituivano la base della ricchezza mercantile romana,nel suo ruolo di intermediaria;e proprio in questo ambito, tra i primi,troviamo gli speziali che, con il loro vasto campo di azione videro una enorme crescita economica e sociale. Il maestro-speziale,oltre ad appartenere alla sfera sanitaria,era anche un artigiano-imprenditore,attivo nel commercio di svariati generi merceologici, sia all’ingrosso che al minuto; elevatissima era infatti la domanda delle merci da loro controllate, tutte molto costose. Nota: il limone era ed è uno degli ingredienti più nobili in uso fra gli speziali (o aromatari). Esiste un Limone dal nome Quattrocchi , diffuso quasi esclusivamente nella sola provincia di Catania dove viene chiamato anche “ Monachello Quattrocchi ”. Selezionato da un solerte limonicultore di Acicatena, il cav. Quattrocchi - Nome botanico in latino: Citrus limon “Quattrocchi” - "Limone Quattrocchi".


Le botteghe dei barbieri a Roma alla fine del Seicento - Author: Antonella Pampalone

.La subordinazione al protomedico, senza la cui prescrizione scritta non si potevano eseguire i salassi , era estesa anche alla farmacopea per l'esigenza di salvaguardare l'assistenza sanitaria dai pericoli della somministrazione di rimedi medicamentosi contraffatti, spacciati nelle piazze dai ciarlatani o proposti empiricamente nelle drogherie. A tal fine fu predisposto il controllo periodico del protomedico sui prodotti in vendita nelle botteghe di spezieria patentate, obbligate all'affissione di un catalogo a stampa con i nomi dei medici riconosciuti dal Collegio dei Medici della Sapienza e con la proibizione di eseguire ricette non comprese nella lista. Questo importante provvedimento emanato nel corso della seconda metà del Seicento coinvolse anche i barbieri che per i loro interventi terapeutici potevano avvalersi di unguenti o altro venduti nelle spezierie non casualmente limitrofe . Si citano un paio di esempi: l'atto stipulato l'1 settembre 1699 da Pietro Branca da Squillace, con l'anconetano Luca Giuseppe Ferrari, per la vendita della bottega di barbiere posta « di fronte lo Speziale detto della Regina a Parione in piazza Paradiso » (ASR, TNC, Uff. 9, vol. 537 ); oppure la bottega « accanto lo Speziale di Pietro Quattrocchi in piazza S. Maria di Loreto nel rione Monti » , dove il 19 novembre 1696 si accomoda un fattore (Ibidem, vol. 526, c. 348r/v).

Esoterismo e Alchimia: la trasmutazione dell'oro

PRIMI FARMACISTI IN FRANCIA - ORDINANZE REGALI


I Farmacisti di quel tempo erano annoverati nella classe degli Speziali, de’ Droghieri e degli Erbolai.

È noto che la parola Speziale derivò da species ovvero aromi ed altre cose forti. Prima della scoverta delle Indie occidentali ed orientali, perciocché lo zucchero era caro e rarissimo, si faceva uso semplicemente di spezie od aromi; il che diede agli speziali una certa importanza; ed a Londra questo uso era tenuto in tanta considerazione che Guglielmo III volle formar parte del ceto degli speziali. Qualche tempo di poi, la Corporazione degli Speziali-Farmacisti pervenne ad occupare un posto secondario tra le classi sociali; vivea sotto la disciplina di sei maestri o custodi, i quali, al pari de’ giudici e de’ consoli delle città, municipali, portavano la veste di panno nero orlata di velluto dello stesso colore, col collare e le maniche, pendenti.
In virtù di un titolo accordato nel 1312 da Filippo il Bello e confermato nel 1321 da Carlo IV, furono chiamati il comune degli uffiziali mercanti incaricati dei pesi dacché avevano in deposito il campione de’ pesi e delle misure di Parigi. Avevano il diritto di visitare i pesi di tutti gli altri mercadanti, ma eglino stessi erano tenuti di far verificare i loro in ogni sessennio sulle matrici originali. Perlocché, la prima ordinanza emanata per la corporazione degli speziali e de’farmacisti riguarda precipuamente i pesi e le stadere. Questi primi regolamenti non si applicano che alla parte esterna del mestiere, cioè i pesi , il modo di comprare , di vendere e di stabilire la senseria; bensì non parlano di repressione che pel solo furto delle merci. Ma ben presto si sentì il bisogno di esercitare su i farmacisti una sorveglianza più attiva di quella che non si applicava che ai pesi. Non solamente i custodi della corporazione, ma eziandio i medici furono incaricati di vegliare sulla vendita delle droghe. Questi furono i princìpii della legislazione farmaceutica. Questa corporazione mista portava ancora il nome di corpo di mercanti in grosso, speziali e farmacisti; e a somiglianza de’ pannaiuoli, avea per protettore S. Nicola.
Le riunioni di questa strana confraternita si tennero primamente nella chiesa dell’ospedale di S. Caterina; poscia, nel 1546, nella cappella di Nostra Donna (Nôtre-Dame), di poi a Sainte-Magloire: nel 1572, nel coro della chiesa di Santa Opportuna, e finalmente, nel 1589, appo l’altare maggiore de’ Grandi Agostiniani. Bisognava fare un capolavoro prima di entrare in questo collegio; e i farmacisti erano più che altri rigorosamente astretti a questa formola. Siffatte ordinanze e regolamenti non ebbero dapprima applicazione che nella sola città di Parigi, e non si estesero in tutta la Francia che poco appresso. Esse abbracciano complessivamente le due classi di speziali e di farmacisti. Ma una certa rivalità non tardò a manifestarsi tra questi due ceti, rivalità che nacque in sulle prime per pretensioni di priorità, e si accrebbe in seguito fino a durare per secoli; ed oggi non è cessata del tutto.
Dodici anni prima della memorabile battaglia dei Greci, vale a dire nel 1336, Filippo di Valois stabilì la superiorità de’ medici su i farmacisti, per mezzo di un mandamento al prevosto di Parigi per costringere i farmacisti, i loro commessi e gli erbolai a custodire le ordinanze riguardanti l’esercizio dell’arte farmaceutica e le spezierie. A seconda che si moltiplicavano i regolamenti, i farmacisti cercavano di concentrare nelle oro mani il monopolio della composizione e della vendita di rimedii: ottennero che fosse espressamente vietato a quelli che non erano della loro corporazione lo spacciare alcuna droga. Era questo un savio provvedimento di legittima precauzione, il quale non si potrebbe abbastanza raccomandare anche ai dì nostri, sendo di somma importanza che uomini non competenti e non facoltati non pongano a gravi pericoli la pubblica salute.
A tal uopo, venne emanata da Giovanni il buono una ordinanza nel 1352 secondo la quale, il capo della corporazione de’ farmacisti, assistito da due maestri in medicina nominati dal decano della Facoltà di medicina, e da due farmacisti eletti dal prevosto di Parigi o dal suo luogotenente, dovea fare due visite all’anno, circa la festa di Pasqua e quella di Ognissanti, a tutti i farmacisti di Parigi e sobborghi. E questa visita era di tale importanza che i visitatori doveano giurare, alla presenza del prevosto o del suo luogotenente, che secondo la loro scienza e coscienza, senza odio né favore per nessuno, si confermerebbero allo spirito della ordinanza, e che la loro visita non avrebbe altro scopo che quello della pubblica utilità e del bene de’ corpi umani; giuramento che precedentemente dovea esser fatto eziandio dal capo della corporazione. I Farmacisti della città e dei sobborghi giuravano dal canto loro, al cospetto del capo della corporazione e di quattro assistenti, che essi direbbero la verità tanto sulle medicine quanto su ogni altra cosa pertinente al loro mestiere; che dichiarerebbero pure quali fossero le loro medicine antiche e quali le novelle; che terrebbero il loro libro, cioè l’Antidotario Nicola corretto da’ maestri del mestiere ; che non porrebbero in vendita nessuna medicina corrotta e non sostituirebbero alle fresche le antiche; che non farebbero uso che di pesi riconosciuti buoni da’ visitatori; che quando volessero preparare una medicina lassativa ovvero un oppiato, ciò non farebbero senza il consiglio di un maestro del mestiere, e che, dopo aver composto una medicina, scriverebbero sul vaso da contenerla il mese in cui fu fatta, e che la gitterebbero via se cominciasse a corrompersi; che non venderebbero né darebbero alcuna medicina che potesse cagionare danni o aborti, tranne che non avessero la certezza che la dimanda fosse fatta per espressa ordinanza del medico; che non tollererebbero la frode, se qualche medico volesse far loro vendere le medicine ad un prezzo più alto del giusto ad oggetto di partecipare al lucro; insomma che nulla farebbero di contrario alla equità, alla moralità, del mestiere, per cupidigia di lucro, per particolari rancori o per altra causa qualsivoglia. La stessa ordinanza disponeva che nessuno poteva far parte della corporazione se non sapesse leggere le ricette, preparare e comporre le medicine; e che, attesoché i garzoni de’ farmacisti facevano spesso delle medicine di nascosto, dovessero prestare lo stesso giuramento de’ loro padroni; che, se i maestri trovassero cattive composizioni, dovessero torle vie. Presso a poco lo stesso giuramento era prestato dagli erbolai. Se queste ordinanze riguardavano il leale e legittimo esercizio dell’ arte farmaceutica, questa pertanto non era ancora uscita dalla infanzia. Più di un secolo scorse senza notabili mutamenti nella legislazione farmaceutica. Certo è pertanto che la professione di farmacista era già sottoposta, fin dal secolo decimo quarto, ad una severa disciplina. Fino al termine del secolo appresso, le ordinanze disciplinari non mutarono gran fatto. Intese primamente a tutelare gl’interessi del pubblico in quanto alla giustezza de’ pesi, affinché il compratore non venisse frodato sulla quantità, ebbero poscia in mira di accertare la buona qualità, delle droghe. Prima di chiudere questo capitolo, per tener dietro ad in certo ordine cronologico, diremo che le prime tracce di una corporazione farmaceutica in Bruges si ritrovano nell’anno 1297. Questa corporazione possedeva, al cominciar del IV secolo, una spaziosa sala per trattarvi i suoi affari, un suggello, statuti ed una cappella. Essa aveva il privilegio esclusivo della vendita delle medicine. Membri di distinte famiglie appartenevano a questa corporazione e vi tenevano uffizi di magistratura. Essendo provvista di ricchezze e di privilegi , essa offerì alla città, in tempi diversi, grosse somme per patriotiche cause. La prima bottega conosciuta di farmacia in Londra fu nel 1345, la prima in Norimberga nel 1404, e la prima in Francia nel 1336. Bruges aveva invece le sue farmacie fin dal principio del secolo decimo quarto. La prima legge che riguarda la loro ispezione porta la data del 1497. Nello intento di limitare il numero delle farmacie, un’ordinanza fu emanata nel 1582, la quale prescriveva che nessuno potesse aprir farmacia, se pria non avesse studiato le scienze relative pel corso di tre anni e dato saggio delle sue cognizioni e della sua capacità; dovesse in pari tempo prestare il giuramento della corporazione. Nel 1585, un’altra ordinanza ebbe per oggetto la vendita dell’ arsenico. Nel 1683, dietro reclami dei farmacisti, fu proibito ai medici, sotto gravi multe, il dispensare da sé stessi i medicamenti. Soltanto nei primi tre giorni della fiera annuale erano tollerati nella città i Cerretani e i Cavadenti. Nel 1697, per porre un freno ai prezzi arbitrarii delle medicine, fu ordinata una tariffa. Nel 1760, Maria Teresa decretò la nomina di una Commissione medica, composta di due medici, di due chirurgi e di due farmacisti , la quale dovea sindacare le operazioni de’ medici. Questa Commissione fu annullata in sullo scorcio del secolo decimo ottavo , e fu surrogata da un giurì medico.

CAMPIDOGLIO

Dal Primo volume "Iscrizioni delle chiese e di altri edifici di Roma" pubblicato da Vincenzo Forcella nell'anno 1869 e' riportato: "al termine della grande scala che immette alla Piazza del Campidoglio, alla base della Statua di Polluce vi e'una lapide con sopra scritti i nomi dei Conservatori in carica nell'anno 1583: GOMETIO QUATTROCCHIO - ASCANIO BUBALO - VINCENTIO AMERICO . Gli stemmi dei Conservatori sono stati conservati fino al 1956 nella Cappella del Palazzo dei Conservatori.

ISCRIZIONE ALLA BASE DEL PILASTRO DEL DIOSCURO POLLUCE IN CAMPIDOGLIO (Roma)

Foto di Paolo de Manincor

In biblioteca del Campidoglio, dal libro delle "Iscrizioni delle chiese ed altri edifici di Roma" pubblicate da Vincenzo Forcella - volume 1 - anno 1869, e' riportato:

"Al termine della grande scala che immette alla Piazza del Campidoglio, alla base della statua di Polluce, vi e' una lapide con sopra scritti i nomi dei Conservatori in carica nell'anno 1583 - Gometio Quattrocchio - Ascanio Bubalo Cancellario - Vincentio Americo".

GUIDE RIONALI DI ROMA - CAMPITELLI - PRIMA PARTE
a cura di Carlo Pietrangeli

Sopra l'ingresso della Cappella nel Palazzo dei Conservatori. Gli stemmi appartengono agli stessi tre conservatori.

Nota: i sopraddetti stemmi segnalati dal Forcella, in seguito ai restauri eseguiti intorno agli anni '50, sono stati sostituiti con stemmi di altri Conservatori...

Sempre da "le iscrizioni delle chiese" del Forcella viene segnalato uno stemma del Conservatore Gometio Quattrocchio nel Palazzo Senatorio in Campidoglio.

STEMMA DI GOMETIO (GOMEZIO) QUATTROCCHIO DESCRITTO NEL LIBRO DEL CAMPIDOGLIO

CHE RACCOGLIE GLI STEMMI DI TUTTI I CONSERVATORI

Disegnato da Gilberto Quattrocchio-Campidoglio

Arma: diviso in scaglione nel primo di azzurro all'aquila d'argento, coronata d'oro; nel secondo triangolata di rosso e d'argento. Sulla divisione uno scaglione d'oro caricato di quattro occhi al naturale.

Anche il bassorilievo dello storione riporta i tre stemmi dei Conservatori del 1583.

BIBLIOTECA VITTORIO EMANUELE II - STORIA DIPLOMATICA DI SENATORI DI ROMA

DI FRANCESCO VITALE

Nel secondo volume e' riportato lo Statuto emanato da Papa Gregorio XIII nell'anno 1583 (da allora rimasto sempre in vigore) col quale era imposto al Senatore (candidato) di giurare nelle mani dei tre conservatori e poi nelle mani del Papa. Poiche' nello stesso anno era in carica come Primo Conservatore Gometio Quattrocchio fu il primo a ricevere nelle proprie mani il giuramento del prescelto Senatore Conte Segni che, in seguito, lascio' tale investitura perche' eletto Vescovo.

Libro d'oro del Campidoglio (Roma edizione 1893)

Nell'elenco dei Conservatori di Roma sono riportati: Gomezio Quattrocchio Primo Conservatore nell'anno 1583 e Agostino Quattrocchio Secondo Conservatore nell'anno 1586

RODOLFO LANCIANI - STORIA DEGLI SCAVI DI ROMA E NOTIZIE INTORNO LE COLLEZIONI ROMANE DI ANTICHITÀ Volume Secondo (a. 1531-1549) ROMA
ERMANNO LOESCHER & C.o (bretschneider e regenberg)
Librai-Editori di S. M. la Regina d'Italia 1903


Nel 1583, seduta dell'8 marzo decretum est prò perfectione palati! Capitolini et ornamento statuarum perficiendo capessendas esse duas figuras marmoreas per dnum Vincentium Stampam et alteram per dnum Hieronimum Picum oblatas. "Si propone una Commissione per esaminare e riferire. Ambedue questi personaggi sono noti come appassionati collettori o negozianti di opere d'arte, e di antiche iscrizioni. Avrò occasione di descrivere i loro antiquari nella seconda parte del terzo volume. Nel terzo trimestre dello stesso anno i Conservatori Quattrocchio, del Bufalo e Americi collocarono « in museo capitolino colosseas protomes Traiani et Antonini Pii "(Forcella, 77). Pare che in questi ultimi anni di Gregorio XIII si fosse manifestata tra i gentiluomini romani la stessa epidemia del vendere ad ogni costo, della quale abbiamo avuto tanti altri casi nei tempi nostri. Il Comune di Roma, non sapendo a quale santo rivolgersi, prende un provvedimento alla moderna, il più inefficace fra tutti: nomina cioè (20 giugno 1583) una Commissione d'inchiesta composta di Tommaso Cavalieri, Andrea Velli, Girolamo Paparoue, Paolo Fabi, e Pier Tedallini, raccomandando loro « quod statuas et marmoreas figuras magci dni Octavij Capranica et aliarum particularium personarum vendere volentium videant, perspiciant, et considerent » Della Commissione e del suo operato non si trova altra traccia nei documenti del tempo. Nella seduta seguente del 19 dicembre 1584 Ottavio Formicini, anche a nome di Orazio Bongiovanni e Angelo del Bufalo, propone che sia condotto a termine il restauro del Castore e del Polluce, in capo alla Cordonata, restauro sospeso da qualche tempo per mancanza di fondi. Propone sopperirvi coi proventi dell'affitto del protonotariato di Ripa. La proposta è approvata nel Consiglio pubblico del 20. Tuttociò dimostra che le iscrizioni Forcella, tomo I, p. 42, n. 78, incise nei piedistalli dei Dioscuri, non dicono il vero, o piuttosto dicono che i Conservatori Quattrocchio, del Bufalo e Americi fabbricarono quei pesamenti nel 1583, ma non vi misero sopra i colossi. Molto più che ho trovato nelle carte del notaio Gerolamo Arconio (A, S. C. IV, tomo 104, e. 161) l'atto ufficiale di consegna « di uno delli Giganti ciò di Castore e Polluce in cima della scala del foro del Camp." » a. M° Gio : Ant*' : Valsoldi, fatto il 12 d'agosto 1594, perchè egli lo restaurasse al prezzo pattuito di scudi 450. Pure nel 1584 fu collocata sulla balaustra della piazza « columnam milliariam primi ab urbe lapidis indicem » (Forcella, n. 81-82). Le serviva di piedistallo l'ara di Adriano CIL. VI, n. 967 a, sui fianchi della quale furono due volte incisi i nomi dei consiglieri Magarozzi, Gualtieri e Capocci. A costoro si deve anche l'acquisto e il trasferimento della statua di Baccante (Forcella, n. 83), che ora si trova sulla sinistra del vestibolo del palazzo. Nel seguente anno 1585 i Conservatori domandarono al card. Guastavillani, camerlengo, il permesso di scavare dalla parte del clivo capitolino in cerca di materiali
da costruzione. La « licentia effodiendi prò Popolo Romano et dno lohanne Margano museo capit fu rilasciata il 12 settembre, ed è del seguente tenore: Dno loanni Margano Rom. "Humilibus nomine Incliti S. P. Q. R. super nobis moti etc, eidem populo Romano specialem gratiam facere uolentes De mand* in ascensu Montis Capitolini prope palatium Ill. D. Senatoris (citra lesionem d. palatij) eiusdem P. R. nomine effodere et quoscunq lapidea marmoreos Tiburtinos offiticos (?) porfireticos et alternis cuiuscunq. speciei exauare ac in seruitium Palatij et fabrice Capitoline convertere libere possis harum serie facult. impertimur. Volumus tamen quidquid inuentum fuerit Dno Horatio Boario Commissario a nobis deputato fideliter denunciare tenearis » . (Provv. Camerl. a. 1585, e. 175' A. S.). Il 13 ottobre 1586 apparisce per la prima volta nei verbali la faccenda delle statue di mons. Adriano Fusconi, vescovo di Aquino, il nome del quale rimarrà sempre legato a quello del Meleagro Vaticano. Pare che questo illustre raccoglitore avesse conceduto al popolo romano per testamento un non so quale diritto sulla propria raccolta vincolata in fidecommesso: ma l'espressione dei verbali non è chiara: " Confirmatum fuit decretum secreti consilii super fidei commisso statuarum d. Adriani Fusconij episcopi Aquinatensis et data fuit potestas Conseruatoribus eligendi duos nobiles qui diligenter curent uidere inuentarium forsan factum "

STORIA DEGLI SCAVI DI ROMA E NOTIZIE INTORNO LE COLLEZIONI ROMANE DI ANTICHITÀ Volume Secondo GLI ULTIMI ANNI DI CLEMENTE VII E IL PONTIFICATO DI PAOLO III (a. 1531-1549) ROMA ERMANNO LOESCHER & C.o (bretschneider e regenberg) Librai-Editori di S. M. la Regina d'Italia 1903.

Nel 1583, seduta dell'8 marzo "decretum est prò perfectione palati Capitolini et ornamento statuarum perficiendo capessendas esse duas figuras marmoreas per dnum Vincentium Stampam et alteram per dnum Hieronimum Picum oblatas". Si propone una Commissione per esaminare e riferire. Ambedue questi personaggi sono noti come appassionati collettori o negozianti di opere d'arte, e di antiche iscrizioni. Avrò occasione di descrivere i loro antiquari nella seconda parte del terzo volume. Nel terzo trimestre dello stesso anno i conservatori Quattrocchio, del Bufalo e Americi collocarono "in museo capitolino colosseas protomes Traiani et Antonini Pii" (Forcella, 77). Pare che in questi ultimi anni di Gregorio XIII si fosse manifestata tra i gentiluomini romani la stessa epidemia del vendere ad ogni costo, della quale abbiamo avuto tanti altri casi nei tempi nostri. Il Comune di Roma, non sapendo a quale santo rivolgersi, prende un provvedimento alla moderna, il più inefficace fra tutti: nomina cioè (20 giugno 1583) una Commissione d'inchiesta composta di Tommaso Cavalieri, Andrea Velli, Girolamo Paparone, Paolo Fabi, e Pier Tedallini, raccomandando loro « quod statuas et marmoreas figuras magnifici dni Octavij Capranica et aliarum particularium personarum vendere volentium videant, perspiciant, et considerent » , Della Commissione e del suo operato non si trova altra traccia nei documenti del tempo. Nella seduta seguente del 19 dicembre 1584 Ottavio Formicini, anche a nome di Orazio Bongiovanni e Angelo del Bufalo, propone che sia condotto a termine il restauro del Castore e del Polluce, in capo alla Cordonata, restauro sospeso da qualche tempo per mancanza di fondi. Propone sopperirvi coi proventi dell'affitto del protonotariato di Ripa. La proposta è approvata nel Consiglio pubblico del 20. Tutto ciò dimostra che le iscrizioni Forcella, tomo I, p. 42, n. 78, incise nei piedistalli dei Dioscuri, non dicono il vero, o piuttosto dicono che i Conservatori Quattrocchio, del Bufalo e Americi fabbricarono quei pesamenti nel 1583, ma non vi misero sopra i colossi. Molto più che ho trovato nelle carte del notaio Gerolamo Arconio (A, S. C. IV, tomo 104, e. 161) l'atto ufficiale di consegna « di uno delli Giganti ciò di Castore e Polluce in cima della scala del foro del Camp." » a. M° Gio : Ant*' : Valsoldi, fatto il 12 d'agosto 1594, perchè egli lo restaurasse al prezzo pattuito di scudi 450.

AEDES CASTORUM - AEDES CASTORIS et POLLUCI o TEMPIO dei DIOSCURI

Il culto dei Dioscuri nel Lazio è molto antico, come ha rivelato il ritrovamento di una lamina a Lavinio con dedica a Castore e Polluce. lo stile fortemente grecizzante del reperto ha fatto supporre che il culto fosse arrivato da una città della Magna Grecia, probabilmente Taranto. Come in Grecia, i due fratelli erano protettori dei cavalieri, che a quell'epoca erano composti dalla sola aristocrazia.Fu sempre legato alla classe degli equites e probabilmente dal tempio partiva la tradizionale parata degli equites (transvectio equitum), istituita da Quinto Fabio Massimo Rulliano nel 304 a.C. e che si teneva ogni anno il 15 luglio, anniversario della battaglia. Le fonti citano che a Roma un Tempio dedicato ai Dioscuri, Venne promesso in voto dal dittatore Aulo Postumio Albo Regillense nel 499 o 496 a.C. in seguito all'apparizione dei Dioscuri, che avevano abbeverato i loro cavalli presso la fonte di Giuturna dopo la battaglia del lago Regillo. Venne dedicato nel 484 a.C. dal figlio di Postumio, nominato duoviro per sovraintendere alla sua erezione. Situato nella zona del Circo Flaminio, probabilmente collocato tra questo e la riva del Tevere: in questa zona infatti, presso la chiesa di San Tommaso ai Cenci, vennero ritrovate le due statue dei Dioscuri attualmente collocate sulla balaustra della piazza del Campidoglio.A partire dal 160 a.C. fu adoperato come luogo di riunione del Senato e nello stesso periodo davanti al tempio venne istituito un importante tribunale. Per tutto il I secolo a.C. ebbe una funzione più di edificio pubblico, legato alla vita politica, che di edificio religioso. Negli ambienti aperti nel podio erano conservati i pesi e le misure ufficiali e alcuni di essi erano utilizzati come "banche" o depositi. A causa dello stretto spazio disponibile ebbe una pianta con cella disposta trasversalmente (come il tempio di Veiove sul Campidoglio e il tempio della Concordia nel Foro Romano). Secondo le ipotesi degli studiosi il tempio potrebbe essere datato tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C. e la sua costruzione essere forse attribuibile a Quinto Cecilio Metello Pio, dopo il suo trionfo sulla Spagna (71 a.C.): questa attribuzione sembrerebbe confermata dallo stile delle statue attualmente conservate sul Campidoglio.

Tratto dall'elenco degli antichi Conservatori: 1561- Luca Peto, Giacomo Staglia, Marsilio Cafani, Papirio Quattrocchio.

STORIA DEGLI SCAVI DI ROMA E NOTIZIE INTORNO LE COLLEZIONI ROMANE DI ANTICHITA'

Rodolfo Lanciani - 1903

Nel 1583, seduta dell'8 marzo decretum est pro perfectione palatii Capitolini et ornamento statuarum perficiendo capessendas esse duas figuras marmoreas per dnum Vincentium Stampam et alteram per dnum Hieronimum Picum
oblatas . Si propone una Commissione per esaminare e riferire. Ambedue questi personaggi sono noti come appassionati collettori o negozianti di opere d'arte, e di antiche iscrizioni. Nel terzo trimestre dello stesso anno i conservatori Quattrocchio, del Bufalo e Americi collocarono in museo capitolino colosseas protomes Traiani et Antonini Pii (Forcella, 77). Pare che in questi ultirni anni di Gregorio XIII si fosse manifestata tra i gentiluomini romani la stessa epidemia del vendere ad ogni costo, della quale abbiamo avuto tanti altri casi nei tempi nostri. II Comune di Roma, non sapendo a quale santo rivolgersi, prende un provvedimento alia moderna, il piu inefficace fra tutti: nomina doe (20 giugno 1583) una Commissione d'inchiesta composta di Tommaso Cavalieri, Andrea Velli, Girolamo Paparone, Paolo Fabi, e Pier Tedallini, raccomandando loro quod statuas et marmoreas figuras magci dfii Octavij Capranica et aliarum particularium personarum vendere volentium videant, perspiciant, et considerent . Della Commissione e del suo operate non si trova altra traccia nei documenti del tempo. Nella seduta seguente del 19 dicembre 1584 Ottavio Fornicini, anche a nome di Orazio Bongiovanni e Angelo del Bufalo, propone che sia condotto a termine il restauro del Castore e del Polluce, in capo alia Cordonata, restauro sospeso da qualche tempo per mancanza di fondi. Propone sopperirvi coi proventi dell'affitto del protonotariato di Eipa. La proposta e approvata nel Consiglio pubblico del 20. Tutto ciò dimostra che le iscrizioni Forcella, tomo 1, p. 42, n. 78, incise nei piedistalli dei Dioscuri, non dicono il vero, o pinttosto dicono che i Conservatori Quattrocchio, del Bufalo e Americi fabbricarono quei posamenti nel 1583, ma non vi misero sopra i colossi. Molto piu che ho trovato nelle carte del notaio Gerolamo Arconio (A. S. C. IV, tomo 104, c. 161) l'atto ufficiale di consegna di uno delli Giganti cioè di Castore e Polluce in cima della scala del foro del Camp. a. M Gio : Ant : Valsoldi, fatto il 12 d'agosto 1594, perche egli lo restaurasse al prezzo pattuito di scudi 450. Pure nel 1584 fu collocata sulla balaustrata della piazza columnam milliariam primi ab urbe lapidis indicem (Forcella, n. 81-82). Le serviva di piedistallo l'ara di Adriano C1L. VI, n. 967 a, sui fianchi della quale furouo due volte incisi i nomi dei consiglieri Magarozzi, Gualtieri e Capocci. A costoro si deve anche 1'acquisto e il trasferimento della statua di Baccante (Forcella, n. 83), che ora si trova sulla sinistra del vestibolo del palazzo. Nel seguente anno 1585 i Conservatori domandarono al card. Guastavillani, camerlengo, il permesso di scavare dalla parte del clivo capitolino in cerca di materiali.

Nota.: Le sigle A. S- significano Archivio di Stato - A. S. C. Archivio Storico Capitolino - A. S. V. Archivio Segreto Vaticano A. S. R. S. P. Archivio della Società Romana di Storia Patria - CIL. Corpus Inscriptionum Latinarum.

Il debito pubblico del Campidoglio: finanza comunale e circolazione dei ...di Francesco Colzi - 1999

... 5 M' 1597 Piccolomini Erasmo Silverio abate 4 D 1644 Profana Elisabetta 10 -1 B 1629 Quattrocchi Felice 1 V 1593 Pierleoni Mario 3 G 1609 Quattrocchi.

MEMBRI DEL SENATO DELLA ROMA PONTIFICIA Senatori, Conservatori, Caporioni e loro Priori e Lista d’oro delle famiglie dirigenti (secc. X-XIX)

FONDAZIONE MARCO BESSO Claudio De Dominicis

CONSERVATORI s.d. - Serie Cronologica de Consoli di Roma creati doppo li Re’ di Roma. - (Cred. IV, to. 130).
1583-1/4 - Gomesio [Gomezio] Quattrocchio di S. Angelo, Ascanio del Bufalo di Colonna, Vincenzio Americi della Regola - (Cred. I, to. 28, c. 161v)
1586-1/1 - Avv.to Giovanni Battista Galgani di Campo Marzo, Agostino Quattrocchio di Ripa, Francesco Rustici di S. Eustachio (tennero anche il senatorato) - (Cred. I, to. 29, c. 14).
CAPORIONI e PRIORI s.d. - Nota distinta del circuito de’ Rioni di Roma. - (Cred. VII, to. 1, c. 104)
1543-1/1 - Ludovico Valentini de Monti, Santi Vitelleschi di Trevi, Aurelio Ruffini di Colonna, [... di Campo Marzo], Pietro Quattrocchio di Ponte, Adriano Paluzzelli di Parione, Valerio Santacroce della Regola, Giacomo Jacovacci di S. Eustachio priore, Camillo Leni di Pigna, Pietro Pier Mattei di Campitelli, Giovanni Filippo Serlupi di S. Angelo, Adriano Velli di Ripa, Stefano Velli di Trastevere - (Cred. I, to. 3, c. 51).
1558-1/1 - Marcello Alberini de Monti, Vincenzio Calvi di Trevi, Alessandro Crescenzi di Colonna priore, Giulio Staglia di Campo Marzo, Papirio Quattrocchio di Ponte, Fulvio Amodei di Parione, Giacomo Santacroce della Regola, Curzio Toscanella di S. Eustachio, Gregorio Subattari di Pigna, Francesco Paparoni di Campitelli, Ascanio Mattuzzij di S. Angelo, Giacomo Ciamponi di Ripa, Muzio Farinacci di Trastevere - (Cred. I, to. 20, c. 156v).
1559-1/4 - Giovanni Battista Salviati de Monti, Antonio Mattei di Trevi, Giuliano del Forno di Colonna, Domenico Jacovacci di Campo Marzo, Gomesio Quattrocchio di Ponte, Andrea Velli di Parione, Alessandro Giovenali della Regola, Ludovico Lante di S. Eustachio, Orazio Muti di Pigna, Francesco Paparoni di Campitelli, Vincenzio della Vetera di S. Angelo, Ottavio Teuli di Ripa, Aurelio Mattei di Trastevere priore - (Cred. I, to. 3, c. 82; Cred. I, to. 20, c. 184v).
1561-1/10 - Antonio Macarozzi de Monti, Gondisalvo Alveri di Trevi, Cola Jacovacci di Colonna, Pietro Soderini di Campo Marzo, Papirio Quattrocchio di Ponte, Silvestro Pichi di Parione, Paolo Incoronati della Regola, Ascanio Caffarelli di S. Eustachio priore, Patrizio Patrizij di Pigna, Giacomo de Rossi di Campitelli, Vincenzio Bonatti di S. Angelo, Francesco Paparoni di Ripa, Camillo della Cetera di Trastevere - (Cred. I, to. 21, c. 122v).
1563-1/10 - Camillo Contreras de Monti, Alessandro Vitelleschi di Trevi, Giacomo Maria Pallavicini di Colonna, Paolo della Riccia di Campo Marzio, Paolo Lancellotti di Ponte, Fabrizio Massimi di Parione, Ranuccio Ranucci della Regola, Ascanio Caffarelli di S. Eustachio priore, Paolo Binzoni di Pigna, Giacomo de Rossi di Campitelli, Papirio Quattrocchio di S. Angelo, Camillo Pignanelli di Ripa, Pompeo Ruggieri di Trastevere - (Cred. I, to. 22, c. 17v).
1567-1/10 - Sebastiano Bolognini de Monti, Ottavio Muti di Trevi, Antonino Cioci di Colonna, Alessandro Grandi di Campo Marzo, Pietro Antonio Bandini di Ponte, Giovanni Lomellini di Parione, Fabio Sergardi della Regola, Ascanio Caffarelli di S. Eustachio priore, Enea Gabrielli di Pigna, Marco Curzio Siconcelli di Campitelli, Gomesio Quattrocchio di S. Angelo, Silvio Velli di Ripa, Giovanni Giacomo Coleine di Trastevere - (Cred. I, to. 23, c. 80).
1570-1/4 - Domenico Ruffi de Monti, Rutilio Pini di Trevi, Valerio Antracini di Colonna, Fausto Ventura di Campo Marzo, Bernardino Mazzei di Ponte, Vincenzio Boccabella di Parione, Camillo Mancini della Regola, Domizio de Cavalieri [di S. Eustachio] priore, Gregorio Subattari di Pigna, Mario Fani di Campitelli, Agostino Quattrocchio di S. Angelo, Alessandro Ridolfi di Ripa, Bernardino Mattei di Trastevere - (Cred. I, to. 24, c. 180v).
1580-1/4 - Bartolomeo Bonsi de Monti, Marco Antonio Vitelleschi di Trevi, Papirio Sordi di Colonna, Alessandro Cardelli di Campo Marzo, Fabrizio Ferri di Ponte, Eleno Mangoni di Parione, Giulio Pamfilij della Regola, Roberto Roberti di S. Eustachio, Cesare Muti di Pigna, Giovanni Battista Gottifredi di Campitelli, Gomesio Quattrocchio di S. Angelo, Biagio Capisucchi di Ripa priore, Agostino Colacci di Trastevere - (Cred. I, to. 28, c. 30v).
1582-1/10 - Vincenzio della Fonte de Monti, Ortenzio Vitelleschi di Trevi, Rutilio Pini di Colonna, Alfonso Soderini di Campo Marzo priore, Francesco Mazzei di Ponte, Antonio Tronsarelli di Parione, Giulio Cambij della Regola, Alessio Alessij di S. Eustachio, Lorenzo Altieri di Pigna, Pietro Margani di Campitelli, Agostino Quattrocchio di S. Angelo, Lorenzo Peti di Ripa, Cosmo Stefanelli di Trastevere - (Cred. I, to. 28, c. 124v).
LISTA D’ORO DELLA MAGISTRATURA CAPITOLINA Dopo il cognome, tra parentesi, gli anni estremi nei quali è presente nella Magistratura capitolina (conservatori e priori dei caporioni). Vengono trascritte anche le forme diverse nelle quali il cognome si può trovare ed i rimandi (v.) alle forme miste con altri cognomi. QUATTROCCHI (1583-1586)
CRONOLOGIA DELLA LISTA D'ORO - QUATTROCCHIO PIETRO 1543 QUATTROCCHIO PAPIRIO 1558, 1561, 1563 . QUATTROCCHIO GEMESIO 1559 GOMESIO (Gomezio) 1567, 1580, 1583 -QUATTROCCHIO GOMETIO (1583-1586) QUATTROCCHIO AGOSTINO 1570, 1582, 1586 ----------------------
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Verso la fine del Rinascimento Roma rimaneva – nonostante alcune recenti innovazioni edilizie e prestigiose costruzioni - sostanzialmente una città caotica d’aspetto Medioevale. Proprio tra la seconda metà del ’400 e il ‘500 si attua, grazie alla volontà di alcuni pontefici e alla legislazione emanata per regolamentare i lavori pubblici, un indirizzo politico teso a diminuire l'interesse di privati a favore di una maggiore utilità pubblica.
MAESTRI DI STRADE E EDIFICI. A tale scopo si precisano e sostanzialmente si rafforzano le funzioni dei Maestri delle strade e di edifici. Questa magistratura era stata istituita dal comune capitolino in periodo medioevale proprio per dirimere le questioni collegate al disordinato sviluppo urbanistico di Roma, che avveniva senza regole ed era troppo legato ad interessi privati. I Magistri sono già attivi a Roma dai secoli XIII e XIV. Il loro operato ci riporta ad una Roma particolarmente caotica e litigiosa, dove si litiga spesso per problemi collegati a confini, alle mura, agli scoli e ai deflussi delle acque. E così, in quest'epoca, l'attività prevalente dei Magistri è proprio quella di giudici nel dirimere tutte queste controversie. A ciò si aggiunge anche una facoltà ispettiva sulla viabilità e nettezza urbana di Roma. I pontefici comunque si appoggiano a questa magistratura, a cui progressivamente verrà attribuito un ruolo decisivo nello sgombrare la città dall'invadenza dell'abusivismo privato. La storia collegata alla politica urbanistica di Roma è un intricato intreccio di provvedimenti pro e contro questi magistrati, sia per porre rimedio alla inadempienza e negligenza spesso dimostrata nello svolgimento dei loro incarichi, sia per questioni attinenti alle volere dei pontefici. Il percorso lungo e travagliato iniziato all'epoca di Martino V, si completa solo nel corso del '400 prima con Niccolo V (1447-55) e poi con Sisto IV (1471-1484) quando i Maestri di edifici e strade entrano definitivamente a far parte dell'organigramma delle magistrature dipendenti dall' autorità pontificia. In quanto tali gli vengono riconosciuti compiti e responsabilità, e vengono dotati di strumenti idonei a perseguire la volontà pontificia.

Trenta notai capitolini ed archivi notarili aggiunti 1477 - 1887

Il Collegio dei Trenta Notai Capitolini fu istituito da Sisto V con la costituzione del 29 dicembre 1586, "Ut litium diuturnitati", al fine di riordinare ed organizzare il numero e l' attività dei notai che prestavano servizio presso le curie dei tribunali di Campidoglio: in essa si fissa a trenta il numero degli uffici dei notai capitolini che, oltre alla stesura di atti privati, erano destinati al servizio di verbalizzazione degli atti dei tribunali del Primo e del Secondo Collaterale di Campidoglio, nella misura di 15 uffici per ciascun tribunale. Nella costituzione pontificia si dichiarano gli uffici vacabili al prezzo di 500 scudi, si organizzano le cariche e la vita interna del Collegio, del quale si stabiliscono i compiti e le facoltà; per quel che riguarda la tenuta degli atti notarili in particolare, si prescrive che alla morte del notaio responsabile di un ufficio si rediga, da parte di alcuni membri del Collegio, l' inventario delle scritture esistenti nell' ufficio per consegnarlo al successore. Si permette inoltre ai notai dei 30 uffici capitolini di ricoprire anche l' incarico di notaio dei consoli delle Arti . I notai denominati "capitolini" esercitavano la loro professione ab antiquo presso le curie delle diverse magistrature e tribunali di Campidoglio e avevano costituito fin dal secolo XV una corporazione con propri statuti e regole precise, anche per quanto concerneva la conservazione degli atti rogati per i privati, fonte continua di introiti . Un importante precedente dell' istituzione del Collegio dei Trenta Notai Capitolini da parte del pontefice Sisto V, con un provvedimento emanato dai Conservatori, in accordo con il pontefice Pio IV, che risale al 23 dicembre 1562: con esso viene istituito un "Archivio pubblico di Campidoglio", con sede presso il palazzo dei Conservatori, nel quale si obbligano gli eredi a versare gli atti dei notai romani "o forestieri" morti o cessati dall' attività, onde evitare la dispersione delle loro scritture . ...

AUDIO

1527 - IL SACCO DI ROMA

Che se intiero ci fosse pervenuto, avremmo dal medesimo con precisione conosciuto il numero degli abitanti di Roma alla fine del secolo XV, numero il quale secondo le notizie forniteci dal Vettori dicesi assai accresciuto ai tempi di Leone X, e il che Giovio prima del memorando eccidio ordinato dall’ Orange (an. 1527) assicura, come vedemmo, toccasse gli 85 000 abitanti; (1) cifra però più che dimidiata dopo la anzidetta catastrofe nella quale circa trentamila persone o di ferro o di peste soccombettero miseramente, e tredicimila seicento case furono distrutte dalle orde ispano-tedesche del Borbone.

Cronache e fioretti del monastero di San Sisto all'Appia - di Raimondo Spiazzi - 1994

Anno 1409 - Suor Maria Quattrocchi: della nobile famiglia molto stimata a Roma in quei tempi.

ARALDICA VATICANA - DOMENICANE : INDICE DELLE FAMIGLIE - ROMA

I 656 stemmi qui riprodotti riguardano i Casati delle religiose del monastero dei Ss. Domenico e Sisto (Roma) che, per decreto di Papa Onorio III, per esservi ammesse, dovevano appartenere alla nobilta' romana o, eccezionalmente, a quella forestiera.
QUATTROCCHI CON STEMMA-ROMA

ARCHIVIO STORICO ARALDICO ITALIANO

Cognome QUATTROCCHIO
Dimora principale: Possedimenti vari - Titolo nobiliare: Nobile - Conti Palatini - Cavalieri Aurati

Fonti bibliografiche: Archivi St Arald

Cognome QUATTROCCHI
Dimora principale: Con piu' dimore - Fonti bibliografiche: Albo D'Oro Nob. It.
Parentele LI DESTRI - Parentele PATERNO'

Fonti bibliografiche: Archivio FaRom - Titolo nobiliare: Nobile - Conti Palatini

Quattrocchio Nobili di Roma (Lazio) Parentele ALTOVITI - BOCCABELLA - BOCCAPADULI - BONADIES -BONAUGURI -BUFALINI - GUGLIELMI - MACTABUFFI - ANTIOCHIA - MANGONI - CORRADI - ORSINI -
ROSATI - AMICI - PATERNO' - LI DESTRI - ROSA - MARTINI - SANTACROCE

Quattrocchio Nobili Piemontesi Parentele CURONE - SCARABELLI DELLA MIRANDOLA - GATTI - MAGGI - GRASSI - STELLA

CASE DEI QUATTROCCHIO

Nella Roma rinascimentale non esistevano quartieri di ricchi e quartieri di poveri, ma abitazioni modeste e palazzi monumentali si trovavano nelle stesse strade. Il censimento della parrocchia di S. Trifone, voluto da Leone X nel 1517 e quello redatto alla vigilia del Sacco (1527), sotto Clemente VII, rivelano non solo l’eterogeneità degli abitanti ma soprattutto la diversa e, al giorno d’oggi, discutibile promiscuità all’interno di uno stesso edificio: una cortigiana (al tempo del censimento del 1517, nella sola parrocchia di S. Trifone, se ne contavano dodici) poteva abitare tranquillamente nella stessa casa dove era presente anche un artigiano con la sua famiglia; questo dimostra che i frati non si facevano nessuno scrupolo di locare case alle cortigiane e alle “stufe” gestite da figure di dubbia reputazione. Oltre a questi due censimenti, sia prima che dopo, sono gli elenchi degli stabili del convento di S. Agostino a completare il quadro; specialmente nei rioni di Ponte, Parione e Campo Marzio, si trovano artigiani ed artisti di ogni specie, bottegai, ricchi mercanti, medici, speziali, aromatari, personaggi di Curia, banchieri, vescovi e cardinali di diverse nazioni. Tra le categorie che in questi due secoli,hanno maggiori rapporti con il convento compaiono speziali ed aromatari, per lo più presenti nei rioni del centro,dove più intensa era l’attività mercantile e bancaria, con aggregazioni a Campo de’ Fiori e alla Rotonda dove, nelle sue vicinanze si trovava la via Aromatariorum. Un approfondito studio sull’argomento di I. Ait ha dimostrato che gli speziali erano anche”mercatores”potendo, dati i loro ingenti profitti, acquistare immobili e anche prestare soldi ad usura, mediante sistemi di copertura. E’ noto il grande rilievo assunto dai toscani nell’importazione di beni e prodotti di lusso finiti o semilavorati; in questo settore le merci importate dalla Toscana costituivano la base della ricchezza mercantile romana,nel suo ruolo di intermediaria;e proprio in questo ambito, tra i primi,troviamo gli speziali che, con il loro vasto campo di azione videro una enorme crescita economica e sociale. Il maestro-speziale,oltre ad appartenere alla sfera sanitaria, era anche un artigiano-imprenditore, attivo nel commercio di svariati generi merceologici,sia all’ingrosso che al minuto; elevatissima era infatti la domanda delle merci da loro controllate,tutte molto costose... Le Cortigiane ai tempi di Leone X abbondavano nella parrocchia di S. Andrea nelle case dei Boccapaduli, dei Mosca, dei Casali, dei Vannetti, de’ Quattrocchi. Cfr. nel Periodico li Studii in Italia, Anno V vol. I, dal fascicolo I in poi.: » Un censimento della città di Roma sotto il pontificato di Leone X » pubblicato da A. Armellini. Per i profumi in uso nel Cinquecento, cfr. la scena Terza dell’ atto V° della cassaria dell’Ariosto.

INSULA QUATTROCCHIO

DA PIAZZA FARNESE - A CAMPO DE' FIORI

DOVE ERA SITUATA L'ANTICA FARMACIA QUATTROCCHIO

"PALAZZO FUSCONI-PIGHINI"OGGI"DEL GALLO DI ROCCAGIOVINE"

L'attuale Palazzo fu ceduto dai Quattrocchio verso l'anno 1520-21 ad Ugo de Spina. Baldassare Peruzzi fu incaricato della renovatio dell'insula Quattrocchio in un palazzo che completò verso il 1525-27 quando era già di proprietà di Francesco Fusconi di Norcia, archiatra di Clemente VII e Paolo III; passò nel 1554 al nipote Mons. Adriano Fusconi Vescovo di Aquino, morto nel 1579 e da questi ai suoi nipoti Pighini. Dai Pighini passò ai marchesi Sparapani di Camerino. Alla fine del '700 apparteneva al monatero di S. Cosimato che fu soppresso nel 1810 dal governo francese e venduto nel 1811 all'asta. Fu allora acquistato dal marchese Curti Lepri. Nel 1872 passò in proprietà della marchesa Giulia del Gallo di Roccagiovine e appartiene tuttora (anno 1984) alla famiglia. La famiglia Quattrocchio sembra aver lasciato Roma per Viterbo nel periodo 1525-1529.

Lettere di Cortigiane del sec. XVI - A cura di Luigi Alberto Ferrai

Le Cortigiane ai tempi di Leone X (1475 - Pontefice dal 1513 al 1521) abbondavano nella parrocchia di S. Andrea nelle case dei Boccapaduli, dei Mosca, dei Casali, dei Vannetti, de’ Quattrocchi. Cfr. nel Periodico Gli studii in Italia, Anno V vol. I, dal fase. I in poi. Un censimento della città di Roma sotto il pontificato di Leone X pubblicato da A. Armellini.

BIBLIOTECA NAZIONALE VITTORIO EMANUELE II

mazzo boccapaduli

OPERA DI BICCI UBALDO
"NOTIZIE STORICHE DELLA FAMIGLIA BOCCAPADULI NOBILE ROMANA"

--Anno 1372 - Domenica di Carnevale Festa dei tori in sfilata dal Campidoglio a Piazza Navona con 13 carri trionfali trainati da tori. fra i 10 giocatori a cavallo per ogni Rione si riporta "il figlio di Menico 4 ochi del Rione Ponte". Alla festa hanno partecipato 32mila persone ben selezionate e ben vestite. --Anno 1536 - 21 maggio - Testamenti che riguardano il matrimonio di Prospero Boccapaduli ed Ersilia Leni, e insieme l'intero pagamento della dote promessa: "specialiter et expresse quandam domum sitam Roma in Contrada della Vacca regionibus Parionis cui ab uno latere est ospitium sive taberna della Vacca, ab alio bona illorum de Quattrocchio ante est Via Publicola ved si qui." traduzione: "nello specifico ed immediato circa la casa situata in Roma - Contrada della Vacca - Rione Parione - a un lato della quale si trova la "Taverna o Locanda della Vacca" e all'altro lato le proprietà di Quattrocchio , di fronte c'è Via in Publicolis".

Der Buon Governo des Pompeo Ruggieri.
Die Fresken von Cherubino und Giovanni Alberti im Palazzo Ruggieri in Rom Dissertation zur Erlangung des akademischen Grades eines Doktors der Philosophie der Philosophischen Fakultäten der Universität des Saarlandes vorgelegt von Susanne Hoppe M.A. aus Mannheim Saarbrücken, 2015

Diese Beobachtungen lassen sich auf die Dekoration der Sala dei Mesi des Palazzo Costaguti (Abb. 151-152) übertragen, der wenige Jahre vor den Fresken des Palazzo Ruggieri entstanden sein muss.(nota 392).


392 Über den Palazzo Costaguti erstmals ausführlich: Luigi Lotti, I Costaguti e il loro Palazzo di Piazza Mattei in Roma, Rom 1961. Der Autor schreibt die hier besprochenen Fresken Taddeo Zuccari zu und datiert sie aufgrund dessen Todesdatum vor 1566. Zuletzt wurden die Fresken der Sala dei Mesi von Cappelletti Antonio Tempesta und seiner Werkstatt in Zusammenarbeit mit Mathijs Brill zugeschrieben und in die zweite Hälfte der 70er Jahre datiert, s. Francesca Cappelletti, Paul Bril e la pittura di paesaggio a Roma 1580–1630, Rom 2005–2006, S. 18f; Dies., Roma 1580–1610. Una traccia per il contributo fiammingo alle origini del paesaggio, in: Silvia Danesi Squarzina (Hrsg.), Natura morta, pittura di paesaggio e il collezionismo a Roma nella prima metà del seicento. Italia, Fiandre, Olanda il terreno di elaborazione dei generi, Città di Castello 1996, S. 177-200, hier S. 183f. Der Palazzo war ab 1581 im Besitz der Quattrocchi, gelangte ab 1598 in den Besitz der Patrizi und erst 1624 in den der Costaguti. Stilistische Merkmale und dekorative Details, wie beispielsweise ein mit Edelsteinen besetzter Lambrequin über den Monaten Februar, Mai und November, an dem kleine Glaskugeln befestigt sind, die wie im Palazzo Ruggieri Schlagschatten an die Wand werfen, verweisen auf eine Entstehungszeit in den 80er Jahre des 16. Jahrhunderts, d.h. in eine Zeit, in der der Palazzo den Quattrocchi gehörte. Auch Guerrieri Borsoi hält eine Datierung in diese Zeit für wahrscheinlich. Für die Figuren schlägt die Autorin Baldassarre Croce als verantwortlichen Künstler vor, s. Guerrieri Borsoi 2000 b, S. 86, hier auch der Verweis auf weitere Literatur.

Traduzione: Queste osservazioni portano alla decorazione della Sala dei Mesi di Palazzo Costaguti ( fig . 151-152 ), che doveva essere fatta alcuni anni prima gli affreschi del Palazzo Ruggieri muss. (nota 392)

392 Forse per la prima volta Palazzo Costaguti nel dettaglio: Luigi Lotti, I Costaguti e il Loro Palazzo di Piazza Mattei in Roma, Roma, 1961. Le scritture dell'autore sui discussi affreschi di Taddeo Zuccari e datato a loro perché data la sua morte prima di 1566. Ultima Sala dei Mesi degli affreschi di Cappelletti Antonio Tempesta erano e suo laboratorio attribuito in cooperazione con Mathijs Brill e nella seconda metà degli anni '70 datata, Francesca Cappelletti nella monografia "Paul Bril e la pittura di paesaggio a Roma 1580-1630", Roma 2005-2006, p 18f. Roma 1580-1610. Una traccia per il contributo fiammingo alle origini del paesaggio, in: Silvia Danesi Squarzina (Hrsg.), Natura morta, pittura di paesaggio e il collezionismo a Roma nella prima metà del seicento. Italia, Fiandre, Olanda il terreno di elaborazione dei generi, Città di Castello 1996,, pp 177-200, qui p 183f. Il Palazzo era dal 1581 di proprietà di Quattrocchio è venuto dal 1598 in possesso di Patrizi e prima nel 1624 di Costaguti. Stilemi e dettagli decorativi, come un gioiello.Lambrequin sono fissati nei mesi di febbraio, maggio e novembre nelle piccole sfere di vetro, come in Palazzo Ruggieri, a gettare ombre sul muro, fa riferimento a una origine negli anni 80 del 16 ° secolo, che è il momento in cui il Palazzo apparteneva ai Quattrocchio. Guerrieri Borsoi ritiene che un incontro di questo periodo è probabile. Per le figure, l'autore propone come Baldassarre Croce artisti responsabili prima, s. Guerrieri Borsoi 2000b, p 86, anche qui il riferimento ad altra documentazione. ... La piazza prende il nome dal cinquecentesco palazzo Costaguti che qui prospetta (nella foto sopra), anche se il toponimo risale soltanto al 1778 perchè in precedenza era denominata "piazza avanti la chiesa di S.Maria in Publicolis", che qui si affaccia. Il palazzo risale alla prima metà del Cinquecento e fu costruito per monsignor Costanzo Patrizi, tesoriere di Paolo III, demolendo la chiesa di "S.Leonardo de Albis". Nel 1578, alla morte del prelato, l'edificio fu venduto ad Ascanio e Prospero Costaguti, appartenenti alla famiglia di banchieri di origine ligure. I Costaguti fecero rinnovare l'edificio ai primi del Seicento su progetto di Carlo Lombardi, anche se la facciata su piazza Mattei (nella foto 1) viene attribuita ad Ascanio De Rossi e quella su piazza Costaguti ad Antonio De Battisti. L'ala più antica dell'edificio resta pertanto quella lungo via della Reginella, con un bel portone, oggi chiuso, ma un tempo ingresso principale; il palazzo appartiene tuttora ai marchesi Afan De Rivera Costaguti. ..... Su piazza Costaguti, al civico 14, si affaccia palazzo Boccapaduli, la cui antica struttura risale al Quattrocento, quando era proprietà dei Boccamazza: l'edificio fu ceduto in locazione nel 1555 a Prospero Boccapaduli e poi definitivamente acquistato nel 1613 dal figlio Fabrizio. I Boccapaduli, marchesi di antica nobiltà romana, lo fecero restaurare nel Settecento con una facciata completamente nuova; nel 1809, estintasi la famiglia, il palazzo passò ai Guerrieri per eredità e quindi ai Pediconi, che ne curarono la sopraelevazione. La facciata sviluppa su quattro piani con 11 finestre ognuno, incorniciate e architravate al primo, incorniciate al secondo, con piccoli terrazzini in ferro battuto al terzo e al quarto. ........ Un negozio di Barbiere a piazza Giudea (sotto palazzo Costaguti)

Anna Maria Pedrocchi
COLLEZIONISMO MINORE - Argenti, parati e mobili nelle “Stanze del Tesoriere”

( Passano i secoli e ancora si continua a raccontar fandonie sulla origine dell'Antica Casata Quattrocchio ) Il palazzo che Solderio Patrizi aveva acquistato nel 1598 in Piazza Mattei, dalla famiglia Quattrocchi, mercanti di campagna (?) originari di Amelia (? la documentazione della Pedrocchi in questo caso è assente) , facendolo restaurare ed ingrandire all’architetto Carlo Lambardi, rappresentava il tipo di abitazione di prestigio confacente ad una nobile famiglia. L’edificio non era molto antico: nella pianta del Bufalini (1551) si nota un agglomerato di case prospicienti Via della Reginella, appartenenti probabilmente alla vicina chiesa di S. Leonardo, demolita in seguito dai Patrizi per ampliare il palazzo. La stessa situazione è riportata nella pianta del Cartari (1576); nel 1593 la pianta del Tempesta mostra una costruzione unica quadrangolare con una torre, documentando la dimora fatta costruire dai Quattrocchi soltanto pochi anni prima; infine la pianta del Maggi (1625) riproduce un palazzo a pianta quadrangolare con due cortili e la torre, forse trasformata in altana, dopo le modifiche e gli ampliamenti del Lambardi. NOTA - La famiglia Patrizi, originaria di Siena, vantava una solida posizione economica come si può evincere dal testamento, stilato il 6 dicembre 1592 da Patrizio Patrizi, “senensis et Civis Romanus”, documento con il quale, tra l’altro, adottava come suo erede Solderio, figlio di Mariano. Patrizio aveva scritto il suo testamento, rogato dal Notaio Capitolino Giovanni Paolo Marchesi, nella antica casa di famiglia in Piazza sant’Eustachio, nei pressi della Dogana. Lasciava inoltre, come era consuetudine, cospicue somme ad istituti benefici di Siena e di Roma ed in particolare ai RR. Padri di S. Maria in Vallicella di Roma, cui era legato da particolare devozione per San Filippo Neri, ben cinquecento scudi d’oro. Ingenti beni lasciava all’amata moglie Pantasilea oltre che ad alcuni parenti e servitori. Ad Orazio, figlio di sua nipote Lucrezia e di Niccolò Piccolomini, destinava l’ “Officio di Scrittoria Apostolica quale il Sig. Testatore ha comprato in persona di quello, volendo che detto offitio resti suo libero …”. Al suo grande amico e protettore il cardinale Salviati lasciava la “sua vigna grande di Roma con casamenti, fontane, terreni… posti dietro al Monte Vaticano nella Valle Inferna”. Gli lasciava in più “per segno dell’affettione che li porta un bacile et un boccale di argento solito adoprarsi a lavar le mani”. Tutto il restante patrimonio andava al figlio adottivo Solderio. La famiglia godeva infatti della protezione del Cardinal Nepote Scipione Borghese al quale Solderio, nelle sue ultime volontà testamentarie, affidava i suoi figli ed in particolare Costanzo. Il forte legame con la corte papale, necessario per intraprendere una carriera ecclesiastica di prestigio, comportava una certa fretta: bisognava agire finchè il pontefice protettore era in vita, poiché ogni elezione papale produceva cambiamenti repentini in ogni aspetto della società. Nel 1615 Paolo V nominava Costanzo Tesoriere Generale; dal testamento di Solderio (1614) sappiamo che il Thesaurato era stato acquistato per 57.012,95 scudi “oltre alli denari del Chiericato, di 12.120 scudi”; questa carica gli venne poi confermata da Gregorio XV e da Urbano VIII. Ricorda l’Ugurgieri Azzolini che “diede tal sodisfatione a Papa Urbano VIII che gli determinò il Cappello Cardinalizio nella prossima futura creazione”. Ma, pochi mesi dopo l’elezione di papa Barberini, a soli 34 anni, Costanzo moriva improvvisamente. ....... L’acquisto a pagamento di un incarico, alto o basso che fosse, collocava all’interno di un mondo professionale non privo di vantaggi concreti. Era un vero e proprio investimento garantito da un interesse sulla somma sborsata per alcuni anni, incarico che poteva essere riconfermato anche dai successivi pontefici. Facevano parte della Reverenda Camera Apostolica alcuni alti funzionari cui erano delegati settori contabili con compiti amministrativi. Queste figure si erano consolidate a fine Cinquecento: ad esempio il Tesoriere Generale era responsabile della contabilità delle entrate “spirituali” e “temporali”, mentre al Tesoriere Segreto spettava la gestione dei beni personali del papa e della sua famiglia. Gli uffici più costosi, perché più ambiti, erano quelli di Camerlengo, Tesoriere, Auditore e Notaio.

Palazzo Quattrocchio Patrizi Costaguti 1581-98 Roma Affresco Cavalier d'Arpino

video

Giovane con Canestra di Frutta di Caravaggio 1593-94

Caravaggio raccontato da Federico Zeri

 

ARCHIVIO della Reale Società Romana di Storia Patria Volume XLIV.MARGHERITA ALDOBRANDESCA E I CAETANI


Il Palestrina e il suo commercio di Pelliccerie : La vedova Marmizzi aveva cominciato a costruire dei muri per erigervi una casa; ma non bastandole il danaro per continuare la fabbrica, determinò di rivendere il tutto. Lo stesso giorno 17 aprile 1589, nel quale il Pierluigi estinse il censo con la Pasquali -Rosari e creò quello in favore di sua moglie, i due soci procedettero all'acquisto del terreno (2), pagato quindici scudi, e delle ventotto canne di muro già fabbricato, valutate. È noto che i Borghi Nuovi, Sant'Angelo, Pio, Vittorio e Angelico corrono e correvano paralleli da Castel Sant'Angelo al Vaticano; il corridoio seguiva il borgo S. Angelo, le mura urbiche costeggiavano quello Angelico : il terreno era forse situato in una delle vie attraversanti questi borghi. (2) Atti Compagni, prot. 583 a ce. 463-69. I consensi dei confinanti e del Quattrocchio furono stabiliti negli atti 20, 21 aprile e 7 giugno 1589; la misura e la stima dei muri furono fatte — da Lucantonio Ricari — il 29 maggio. Altri cinquantadue scudi : i confinanti, per i muri in comune, ebbero altri venti scudi ed uno scudo ebbe Gomezio Quattrocchio per il consenso e il laudemio sull'importo della vendita; in tutto la spesa non arrivò ai novanta scudi. Sull'area, il Pierluigi e il Gagliardi, sempre col guadagno della loro industria, fecero costruire due case, spendendovi in tutto circa 1210 scudi e ricavandone ventisei scudi annui di affitto. Questo affare pare risvegliasse le simpatie del Gagliardi verso la vedova Marmizzi, perché qualche anno dopo, nel 1592, essi si sposarono (2); e il matrimonio non ebbe davvero scopo di lucro, perché la Lucrezia non portò in dote che 175 scudi, compreso il ricavato della vendita del terreno!

"Storia degli scavi di Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichità"

27 marzo 1563. Scudi 16 a B. Tagliacozzo per saldo del fosso dietro la cortina di Borgo Pio . . . Si è messo poi a fare la fossa et nettare sotto il ponte dove passa l'acqua della Sposata dietro alle case de Quatrochi.

Archivio di Società romana di storia patria - 1920

PARTE 1------------------------------------------------------------PARTE 2

PARTE 3--------------------------------------------------------------PARTE 4

REPERTORIO DEI NOTARI ROMANI DAL 1348 AL 1927 Elenco di Achille Francois ROMINA DE VIZIO

La prima notizia dell’esistenza di questa miscellanea risale ad un elenco, denominato “Nota notariorum alme Urbis distincta per alphabetum” compilato nel 1664 da Gerolamo Pastrizio, originario di Spalato e canonico della chiesa di S. Gerolamo degli Illirici, nel quale figurano in ordine alfabetico i nomi dei notai autori dei protocolli, oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Roma: il redattore dell’elenco vide i protocolli presso l’Archivio notarile Capitolino, che si trovava nel palazzo dei Conservatori in Campidoglio, stipati in scaffali o cassette o scanzie numerate e ne riportò a fianco di ciascun notaio il numero corrispondente. L’organizzazione e l’attività dei notai romani, riuniti nel Collegio dei Notai Capitolini, erano affidate a questa antica e prestigiosa istituzione operante almeno dal secolo XIII; negli statuti del Collegio, esistenti già alla metà del secolo XIV e riformati nel 1446, era previsto che gli atti dei notai romani defunti senza eredi fossero depositati presso la sagrestia della chiesa dell’Aracoeli, sede del Collegio. Per quasi due secoli tale pratica fu almeno in parte rispettata, ed i protocolli, le filze ed i mazzi appartenenti a notai romani e capitolini, talvolta a notai appartenenti al collegio degli scrittori della Romana Curia, oppure a notai operanti nelle zone vicine alla capitale, furono così conservati presso la sede del Collegio dei Notai Capitolini all’Aracoeli. Il 23 dicembre 1562 i Conservatori, sulla scorta di un motu proprio emanato di Pio IV, istituirono un “Archivio pubblico di Campidoglio” con sede nel palazzo dei Conservatori, nel quale si obbligarono gli eredi a versare gli atti dei notai romani “o forestieri” morti o cessati dall’attività, onde evitare la dispersione delle loro scritture. Il provvedimento, nel quale si stabiliscono le regole per il funzionamento dell’archivio notarile e per il riconoscimento dell’autenticità delle scritture ivi versate, risulta particolarmente interessante per comprendere l’organizzazione dell’archivio destinato, fin dalla metà del secolo XVI, a conservare gli atti notarili. Confluirono certamente in tale archivio le scritture dei notai che avevano esercitato la professione presso le curie dei tribunali capitolini molti decenni prima: da quella data i protocolli conservati presso la sagrestia dell’Aracoeli, appartenenti prevalentemente a notai che svolgevano compiti di cancelleria presso la Curia di Campidoglio, furono trasportati nel nuovo archivio notarile. I protocolli antichi dei notai capitolini ricoverati presso l’Archivio di Campidoglio furono affidati alle cure degli archivisti del Collegio dei Notai Capitolini, divenuto dopo il 1586 Collegio dei Trenta Notai Capitolini, e rimasero alle dipendenze della magistratura civica fino al 1847, quando fu istituito il Comune di Roma, ed il Collegio dei Notai con l’Archivio notarile capitolino passarono alle dipendenze della Prefettura pontificia degli Archivi. Dopo l’Unità, a seguito di una lunga trattativa fra il Comune, che non intendeva cedere un patrimonio documentario prezioso dopo averlo conservato per secoli, il Consiglio Notarile, che considerava quel patrimonio documentario una proprietà privata, ed il Soprintendente dell’Archivio di Stato, che per legge doveva ricevere la documentazione notarile di carattere storico, si giunse al versamento del cosiddetto archivio del Collegio dei Notai Capitolini all’Archivio di Stato di Roma, dove è tuttora conservato e dove nel 1886 Achille Francois ne redigeva l’elenco tuttora in uso.

De Pugnatoribus Hieronymus 1526
De Pusinis Paulus 1470
De Quarantottis Thomas 1568
De Quattrocchis Rocchinus Petrus 1523-1555
De Quattrocchis Petrus, et Sergasperis Michael 1523-1544

De Quintiliis Johannes Baptista senior 1509-1532
De Quintiliis Jo.Baptista junior 1586-1596
Riccobonus Jacobus Antonius 1569-1575
Ridulphus Georgeus 1501-1536
Rigotius Johannes 1577
Robertus Caesareus 1545-1559
Rocca Ludovicus 1540
Rocchinus Petrus alias de Quattrocchius 1523-1525 - 1529-1555
Rochus Alexander 1614-1626
Rogier Antonius 1522-1524

Collegio de' Notari Capitolini:

Notaio Pietro Rocchino alias Quattrocchio negli anni 1523-1525 (usava il Simbolo della Fenice)

Atti del Notaio Pietro Quattrocchio negli anni 1529-1555 (usava il Simbolo della Fontana)

Atto di nomina degli Eredi di Pietro Quattrocchio anno 1557 . Notaio Gaspare Raisdettus

UNA FONTE PER LA STORIA DI ROMA INDICI ONOMASTICO E CRONOLOGICO di: Forcella Vincenzo, Catalogo dei manoscritti riguardanti la storia di Roma che si conservano nella Biblioteca Vaticana, voll. I-IV, Roma/Torino/Firenze (Fratelli Bocca e C. librai-editori), 1879-1885. Claudio De Dominicis

QUATTROCCHI, de QUATTROCCHIS famiglia - II.355

ROCCHINIS (de) famiglia – II.359

Studi di Paleografia Diplomatica Storia e Araldica (saggi) 241 L 915
Si trova il nome di Valeriano Quattrocchio 1659-1660.

 

Studi di Paleografia Diplomatica Storia e Araldica - (saggi) 241 LE 914

Anno 1554 – Renzo Quattrocchio (Bianca) aveva la casa, in Rione Ponte, al n. 6 di quella che e' attualmente Via del Banco di S. Spirito, di fronte a Palazzo Strozzi.

27 marzo 1563. I registri camerali contengono nota di scudi 237 spesi per acconciare la strada da Castello Sant'Angelo al Belvedere. - Scudi 16 a B. Tagliacozzo per saldo del fosso dietro la cortina di Borgo Pio. Si e messo a fare la fossa et nettare sotto il ponte dove passa l'Acqua della Sposata dietro alle case de Quatrochi. (storia degli scavi di Roma e notizie di collezioni romane di antichità di Rodolfo Lanciani - pag.64 - Quattrocchi)

- Achivio capitolino: 5 luglio 1567 - accordo per un terreno fuori Porta Castella tra Laurentio e Martia de Quattrocchij e Papirio, Gometio e Giustino (o Agostino) anche loro de Quattrochij. (Notaro Curtius Saccoccius)

stampa: Porta Castella (scomparsa)

CASTEL SANT'ANGELO.

Storia degli scavi di Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichità di Rodolfo Amedeo Lanciani, Leonello Malvezzi Campeggi, Carlo Buzzetti, Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte (Italy), Paolo Liverani - 2002

Pagina 84 - Palazzo Quattrocchi in Borgo 3, 72 Palazzo Radici (Pietro) in Borgo 3,51 Palazzo Ronconi (Cola) in rione Ponte 2, 51 Palazzo Rondinini al....

Il Gregorovius, nei Diari Romani, racconta l’episodio dell’incontro (1355) tra il re di Boemia Carlo IV e il Papa proprio presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena, e sempre qui avevano sostato in precedenza Enrico III (1046), Enrico IV (1084), Enrico V (1111), Federico I Barbarossa (1155), Federico II con la moglie Costanza d’Aragona (1220). E’ comunque certo che la piccola chiesetta sconosciuta a molti romani, fu una sosta obbligatoria per i potenti della terra che venivano a Roma o per rendere omaggio al Pontefice o per esservi incoronati Imperatori del Sacro Romano Impero. Qui venivano accolti dai Cardinali, qui in questa chiesetta doveva fermarsi per indossare gli abiti pontificali un papa che fosse stato eletto fuori Roma. Anzi va ricordato il solenne giuramento al popolo di Roma che gli Imperatori rendevano in prossimità del Borgo, precisamente prima di passare il ponticello sul Fosso della Sposata ( doveva trovarsi all’incirca dove è oggi il Mercato dei Fiori) che proveniva dalla Valle dell’Inferno ed andava a gettarsi nel Tevere all’altezza di Ponte Cavour. Era a Borgo San Lazzaro che il Pontefice, o un Suo Legato, andava incontro al “Potente”. Qui dovevano fare atto di sottomissione al Pontefice, da qui partivano per andare in San Pietro.

- Anno 1583 - Domenico Quattrocchio de Quattordio de Monferrato - speziale - coniugato con una Altoviti - aveva possedimenti presso Porta S.Giovanni verso S.Croce in Gerusalemme. Possedeva vari locali di spezie vicino al Pantheon, una fabbrica di candele in zona Banchi e il diritto di riscuotere i dazi sulle carni. (Archivio Segreto del Vaticano). Venne accusato di avere curato e guarito Tre Persone con la Scienza in Nero ... la sua dimora venne saccheggiata, in seguito venne assolto e rilasciato e decretarono che chi sapesse o volesse restituire anche 3 Cappe sottratte ...(Archivio Segreto del Vaticano) si pensa che abbia venduto i suoi averi e scomparve ... Penso che si sia rifugiato in dei poderi in Monferrato e in seguito a Alessandria .

Nota : Cos'è l'Alchimia o Scienza in Nero ? L'alchimia è una Scienza Antichissima, da considerarsi eterna e perciò non potremmo nemmeno collegarla ad una sua 'storicità', tuttavia sono interessanti i contatti che essa ha avuto con i contesti sociali, storicamente determinanti, con i quali essa ha più o meno nascostamente convissuto, delle varie 'colorazioni religiose' che è venuta via via assumendo, delle diverse vesti mitologiche con le quali è andata ricoprendosi, mascherandosi ai profani e contemporaneamente rivelandosi agli iniziati che la ricercavano. Se risalissimo alle sue Origini, ci accorgeremo che essa risale alla notte dei tempi ed è il fulcro di quella Tradizione Universale che è alla base di tutte le religioni. Una scienza spirituale in cui religione, filosofia e tecnica di laboratorio coesistono e si identificano. Un pensiero di C.D'Yge rende bene l'idea:"Che coloro che pensano che l'Alchimia è strettamente di natura terrestre, minerale e metallica, si astengano. Che coloro che pensano che l'Alchimia è unicamente spirituale, si astengano. Che coloro che pensano che Essa è solamente un simbolismo utilizzato per rivelare analogamente il processo della "Realizzazione spirituale", in breve, che l'uomo è la materia e l'athanor dell'Opera, che essi abbandonino".

ARCHIVIO DI STATO DI ROMA - FORCELLA: ISCRIZIONI DELLE CHIESE DI ROMA

Quattrocchio Giacomo - vol. 5 - pag. 182 - n. 512
Quattrocchio Gometio - vol. 1 - pag. 41 n. 77 - pag. 42 n. 78 - vol. 5 - pag. 182 n. 512
Quattrocchio Pietro - vol. 5 - pag. 182 - n. 512
Quattrocchio Papirio - vol. 5 - pag. 182 - n. 512 - vol. 7 - pag. 210 - n. 434
Quattrocchio Virginia - vol. 7 - pag. 210 - n.434
Quattrocchio Lucrezia - vol. 7 - pag. 210 - n.434
Quattrocchio Alessandro - vol. 7 - pag. 210 - n.434
Quattrocchio Consalvo - vol. 7 - pag. 210 - n.434
Quattrocchio Agostino - vol. 5 - pag. 182 - n.512 - vol. 7 - pg. 210 - n.434 - pag. 240 - n.490 - vol. 9 - pag. 137 - n.273
Quattrocchio Flaminio - vol. 7 - pag. 210 - n. 434 - pag. 240 - n. 490 - vol. 9 - pag. 137 - n.273 - vol. 10 - pag. 219 - n.342
Quattrocchio Nicola Antonio - vol. 7 - pag. 240 - n.490

DONAZIONI DI FLAMINIO QUATTROCCHIO

Anno 1648 – Eredita' di Flaminio Quattrocchio – Fascicolo di suppliche bollo, pagamenti ed altro relativo all’Ufficio Collettoria del Piombo, di Cubiculario Apostolico e di Scudifero.

BOLLA DI NOMINA DI FLAMINIO QUATTROCCHIO

Flaminio Consalvo Quattrocchio - Nominato in S. Maria Maggiore "Referendario e Reggente di Cancelleria e Canonico di San Pietro Cubiculario Apostolico e Votante di Segnatura" da Papa Urbano VIII nel settembre dell'anno 1633. Atti del Notaio Giovanni Francesco Rosolino, cancelliere apostolico. Aveva gia' ricoperto la carica di "Scudifero".

TRADUZIONE DELLA BOLLA DI NOMINA A FLAMINIO CONSALVO QUATTROCCHIO

CUBICULARIO DI PAPA URBANO VIII

Angelo Andosilla referendario nell'una e nell'altra "Signatura del Santissimo Signore nostro il Papa e nella Cancelleria signore, giudice ed esecutore al posto dell'eminentissimo e reverendissimo signore cardinale Francesco Barberini Diacono di San Lorenzo in Damaso chiamato Sire Vice Cancellario, deputato in modo speciale dalla sede apostolica alle cose infradette ai venerabili e considerati uomini, signori Cubiculari apostolici secondo il numero dei partecipanti e a loro collegio ed ai difensori di questo e a tutti e a ciascuno degli altri ai quali interessa ,interessera' o possa interessare e che l'infradetta carica tocca e possa toccare in futuro a qualsiasi titolo siano valutati o di qualsiasi dignita' rifulgano, salute nel Signore. Ci (giungono) per parte del venerabile e considerato uomo, signor Flaminio Consalvo Quattrocchio, chierico romano e viterbense principale nominato nelle medesime lettere apostoliche, le lettere apostoliche del Santissimo in Cristo, Padre e Signore nostro per divina provvidenza Urbano VIII, con sue vere bolle plumbee: una e' una "littera gratiosa" con cordicella di seta di colore rosso e giallo, l'altra e' una "littera executoria" con cordicella di canapa pendente secondo il costume della Curia,(..) bollate, sane ed integre, non viziate, non cancellate ne' in alcuna parte sospette e mancanti di ogni vizio e sospetto. Noi con la dovuta reverenza abbiamo ricevuto e conservato tali lettere di tal contenuto: Urbano, Vescovo servo dei servi di Dio, al diletto figlio Flaminio Consalvo Quattrocchio, chierico romano e viterbense, cubiculario apostolico, nostro servitore, salute ed apostolica benedizione. I lodevoli meriti di probita' e virtu' riguardo ai quali,per testimonianza degna di fede, sei raccomandato presso di noi, ci inducono a trattarti con speciale simpatia e favore. Quindi la carica di cubiculariato apostolico, secondo il numero dei partecipanti, che il tuo Orazio Manilino cubiculario apostolico, secondo il detto numero, ricopriva, essendo stata vacante ed essendo attualmente vacante per la morte del detto Orazio, volendo trattarti con benevolo favore, in considerazione dei tuoi meriti premessi e da qualsiasi scomunica,sospensione ed interdetto e da altre sentenze ecclesiastiche, censure e pene (ricevute) dal diritto o dagli uomini in qualsiasi occasione o per qualsiasi causa, tuttavia se in qualunque modo sei coinvolto in queste cose per raggiungere la realizzazione delle cose presenti, assolvendoti e decretando che sarai assolto, ti concediamo ed assegniamo, per autorita' apostolica, la predetta carica, attualmente vacante, con tutti e ciascuno dei suoi onori, impegni, compensi e profitti consueti e ti sostituiamo e nominiamo al posto del detto Orazio per quel che riguarda la carica predetta, nonche' ti aggreghiamo favorevolmente al numero ed al consorzio degli altri diletti figli cubiculari apostolici secondo il detto numero, deliberando che tu, a partire da adesso, dovrai e devi essere ricevuto ed ammesso e sei ricevuto ed ammesso a tale carica nonche' agli onori, impegni, compensi e profitti predetti al posto del detto Orazio e che a te si risponda integralmente degli emolumenti predetti. Non opponendosi disposizioni ed ordini apostolici ed altre qualsivoglia cose contrarie. A nessuno, dunque, in generale, sia lecito infrangere questa pagina di nostra assoluzione, concessione, assegnazione, aggregazione e decreto o opporsi ad essa con temerario atto di audacia. Se tuttavia qualcuno, presumesse di attentare cio', consideri che andra' incontro all'indignazione di Dio onnipotente e dei beati Pietro e Paolo suoi apostoli. Dato a Roma, presso S. Maria Maggiore, l'anno dell'incarnazione del Signore 1633, il 1° settembre, undicesimo anno del nostro Pontificato.Urbano Vescovo servo dei servi di Dio al diletto figlio maestro Angelo Andosilla, nell'una e nell'altra signatura referendario, salute ed apostolica benedizione. Oggi al diletto figlio Flaminio Consalvo Quattrocchio, chierico romano e viterbense, cubiculario e servitore nostro, abbiamo concesso ed assegnato, per decreto apostolico, la carica di cubiculariato apostolico, secondo il numero dei partecipanti, in questo momento in modo certo e chiaro vacante, con tutti e ciascuno dei suoi onori, impegni, compensi e profitti consueti, come nelle nostre lettere redatte, e' contenuto in modo piu' completo. Di conseguenza, tenendo tu nella Cancelleria apostolica il posto del nostro diletto figlio il Cardinale Francesco Barberini, diacono di S. Lorenzo in Damaso, chiamato Sire Vice Cancellario, diamo incarico alla tua discrezione, per mezzo di scritti apostolici che e se dopo che le dette lettere ti siano state presentate, tu faccia per mezzo tuo o di altro, o di altri, per nostro decreto che il detto Flaminio o il suo procuratore a suo nome, sia ammesso a detta carica, nonche' agli onori, impegni, compensi e profitti predetti, secondo il contenuto ed il tenore del nostro decreto apposto in queste lettere, come e' usanza e che a lui si risponda integralmente riguardo agli emolumenti predetti, reprimendo coloro che si oppongono al nostro predetto decreto, con la dichiarazione che segue. Non opponendosi tutte quelle cose che nelle dette lettere, vogliamo non opporsi o se c'e' da parte della Sede apostolica una concessione ai diletti figli ed al Collegio dei cubiculari apostolici secondo tale numero o per chiunque altro insieme o separatamente, non possa essere interdetto, sospeso o scomunicato per mezzo di lettere apostoliche che non facciano piena ed espressa menzione, parola per parola, di tale concessione. Dato a Roma presso S. Maria Maggiore, l'anno dell'incarnazione del Signore 1633 - 1° settembre - XI anno del nostro pontificato. Dopo la presentazione ed accettazione di queste lettere apostoliche preinserite,fatte da noi e per mezzo nostro,come e' premesso,ci e' stato richiesto con dovuta saldezza, a difesa della parte del detto signor Flaminio, principale nominato nelle lettere apostoliche preinserite,di voler procedere alla esecuzione delle preinserite lettere apostoliche e del loro contenuto,secondo la forma a noi trasmessa e diretta per mezzo di esse dalla sede apostolica. Noi dunque Angelo Andosilla giudice ed esecutore predetto, ponendo bene attenzione che tale richiesta sara' giusta e consona alla decisione e volendo che l'ordine apostolico in questa parte a noi diretta,sia eseguita rispettosamente,come siamo tenuti,per questo motivo con l'autorita' apostolica concessaci e per la quale sorgiamo in questa parte,le predette lettere apostoliche e questo nostro procedimento e tutte le cose in essa contenute,a voi tutti sopradetti ai quali il nostro procedimento e' diretto ,insieme o separatamente, annunciamo e facciamo conoscere ,vogliamo che sia portato a conoscenza vostra e di chiunque di voi per mezzo delle presenti mantenga in solido ed ammoniamo in modo perentorio, insieme o divisi, ed ordiniamo che, immediatamente, presa visione ed accettate le presenti (lettere), accettiate ed ammettiate e facciate che sia accettato ed ammesso lo stesso signore Flaminio principale o il suo legittimo procuratore a suo nome, alla carica predetta ed al libero esercizio della sua carica, nonche' agli onori, impegni, compensi e profitti predetti al posto del detto Orazio e che rispondiate a lui riguardo ai profitti di tale carica, per quanto vi riguarda,insieme o separatamente e facciate che sia rispettata integralmente da altri quanto e' o sia stato globalmente deciso. E se per caso non disporrete di adempiere inflessibilmente a tutte e ciascuna cosa premessa, per quanto riguarda a voi e chiunque di voi in solido e se non obbedirete agli ordini ed ammonizioni e a tali nostri "brevi " apostolici, noi realmente e ufficialmente (siamo) contro voi tutti e singoli che vi sarete resi colpevoli delle cose premesse e generalmente contro qualsiasi oppositore e contro i ribelli e chi di per se' impedisce gli onori, l'aiuto, il consiglio o favore, pubblicamente o nascostamente, in modo diretto o indiretto, con qualsivoglia straordinario motivo o congettura e di qualsiasi dignita' , grazia, grado siano, da ora come da allora, contro, individualmente, contro i singoli, per il canonico avvertimento premesso del quale diamo notizia in questi scritti e senza dubbio promulghiamo le predette lettere apostoliche e questo nostro procedimento e vogliamo che le singole competenze di carica rimangano presso il detto signore principale e che non sia in qualunque modo ostacolato per mezzo vostro o di alcuno di voi o di qualsiasi altro o di altri, per forza o contro la sua volonta' e vogliamo che coloro che fanno il contrario ricadano, immediatamente, nelle nostre predette sentenze.come in questi scritti sono promulgate per mezzo nostro e riserviamo a noi comunque e solamente ad un nostro superiore l'assoluzione di tutti coloro che siano incorsi nelle nostre predette sentenze o in qualcuna di esse. A riprova e testimonianza di tutte queste e singole cose premesse abbiamo ordinato che le presenti lettere e questo presente pubblico documento del procedimento sia poi fatto e per mezzo del notaio infrascritto, sottoscritto e pubblicato e munito del peso del nostro sigillo che e' usato in tali occasioni. Dato e fatto a Roma, nella Cancelleria apostolica, nell'anno dell'incarnazione del Signore 1633, indizione prima, giorno (..) del mese di ottobre, XI anno del Pontificato del Santissimo Cristo Padre e Signore nostro, per divina provvidenza, Papa Urbano VIII, alla presenza dei rev.mi signori Muzio de (..) ed altri "abbreviatores maiores" delle medesime lettere apostoliche che presiedono, chiamati e richiesti come testi alle cose premesse. E queste cose, io Francesco Rosolino, notaio della Cancelleria apostolica, fui richiesto riguardo alle cose premesse, per questo ho sottoscritto e firmato il presente pubblico documento del procedimento.

Morto nel novembre 1645 Flaminio Consalvo Quattrocchio fu sepolto nella Chiesa della SS Trinita' dei Pellegrini davanti all'altare della Madonna. La Lapide per ordine testamentario doveva essere messa nel luogo di sepoltura. Al momento si trova nella parete destra della Sacrestia.

SS.TRINITA' DEI PELLEGRINI

TRADUZIONE DEI TESTAMENTI DI FLAMINIO QUATTROCCHIO

ALL’ARCICONFRATERNITA DI S. MARIA DELLA TRINITA’ DEI PELLEGRINI

AI FRATI DETTI "FATEBENEFRATELLI"

ALL'OSPEDALE SAN GIACOMO DEGLI INCURABILI

Flaminio Quattrocchio di Viterbo, di cui e' nota in ogni luogo la pia generosita', lascio' all’Arciconfraternita di S.Maria della Trinita' 23.000 scudi della sua eredita' cui aggiunse, dopo la morte del fratello Agostino, scudi 91, poi altri 90 che gli derivavano dai suoi incarichi militari ai monti camerali, poi altri 90 che gli derivavano dai monti del sale e altro, poi 30 in moneta corrente, come si puo' verificare dall’istrumento rogato da Vespignano ed Egizio Pizzuto, notai capitolini. L’altra meta' dell’eredita' del fratello Agostino la dono' ai frati detti Fatebenefratelli e all’ospedale di S. Giacomo degli incurabili, com'e' scritto nel suo testamento rogato dal Vespignano il 21 ottobre e dal codicillo rogato dal Pizzuto il 17 novembre 1645 in cui vengono indicate queste beneficenze. Di quei beni non frazionabili derivatigli dal reddito dei monti fece tre parti che destino' alla Fabbrica di Santa Maria della Trinita', ai poveri bisognosi e al soddisfacimento di obblighi perpetui che dovevano essere ottemperati perpetuamente e cioe' la celebrazione quotidiana di una messa per se' ad un altare privilegiato di quella chiesa e una messa mensile per l’anima di tutti i suoi defunti parenti. La cerimonia funebre fu celebrata in forma solenne il 28 novembre e nello stesso giorno furono elargiti a tre oneste e povere fanciulle una dote di 30 scudi, il beneficio del rimborso delle spese di culto dalla dote in favore del futuro marito per una, e per altre due la confezione di abiti di colore giallo dorato. Dei tre luoghi pii beneficiati, due hanno verificato gli adempimenti delle volonta' testamentarie. Come da testamento l’Arciconfraternita pose nell’anno 1648.

La Tomba di Flaminio era sita nell'Altare privilegiato della chiesa stessa.

Archivio di Stato di Roma - Le Chiese di Roma del Forcella

Nell'elenco dei Benefattori di SS. Trinita' dei Pellegrini e' riportato il Lascito di una Casa da Flaminio e Agostino Quattrocchio nell'anno 1641. Mentre Nicola Antonio Quattrocchio Dona 1 Luogo di Monte 622 scudi (Vincolato) nell'anno 1698.

LA SS.TRINITA’ DEI PELLEGRINI DI ROMA - Maestranze artigiane attive dal 1560 al 1630: novità e precisazioni - Anna Maria Pedrocchi

I lavori di restauro e rifacimento in chiesa iniziano nel maggio 1558 quando si fa la <<misura e stima de’lavori de’ muri quali ha fatto fare la Ven. Compagnia della SS. ma Trinità alla Chiesa de Santo Benedetto … per M.ro Domenico Daria de Mezana muratore et M.ro Pietro suo fratello, a tutte sue spese, scudi 86.11>>, più altri 36.80 ad agosto; la stima è firmata da Giovanni Angelo Gelante. A maggio 1565 si davano 14.25 scudi a M.o Galeazzo Paternostro per altrettanti spesi a fare il sepolcro la settimana santa; una piccola somma si da anche al pintor de Galeazzo Paternostro. A giungo del 1565 si pagano bolognini 60 a M.o Ottaviano Thesauro per riassettamento fatto alla cappella del Crocifisso. A dicembre del 1570 si comprano da Giacomo Catalone i <corami novi quali ha fatti per la nostra chiesa> e il falegname Gabriello esegue le cornici per attaccarli alle pareti. Nel 1572 si fa <acconciare> il tabernacolo dall’orefice M.o Alessandro. L’anno successivo si pagano 37 scudi a Pier Luigi Fedeli guardiano <a bon conto della cappella dove si ha da erigere l’altare privilegiato>. Si tratta dell’altare del transetto sinistro, allora all’interno di una cappella successivamente eliminata, dedicata a S. Gregorio Magno. Contemporaneamente, il 12 marzo 1573 papa Gregorio XIII dichiarava questo altare” privilegiato” e il Cardinale Protettore Ferdinando de’ Medici donava la pala, commissionata a Jacopo Zucchi (1541-1589) con la Messa di S. Gregorio. Al pittore M.o Pandolfo la compagnia commissionava "l’arme dell’Ill.mo Card.le de Fiorenza". Si deliberava in seguito di rifabbricare la chiesa <con miglior disegno> e "in maggiore ampiezza deputando a questo effetto Martino Longo per architetto". Si arriva così al 13 ottobre 1586 per trovare la “ promessa” fatta dal muratore Lorenzo Quattrocchi di Fossombrone per la costruzione della nuova chiesa intitolata alla SS. Trinità dei Pellegrini, alla presenza di Martino Longhi: " tutte le sorte de fondamenti per servizio della fabrica de tutte sorte e grandezze et profondità… e ricoprirli di buona materia sino al piano della strada… e tutto al prezzo di giulji 13 bb.3 la canna, da misurarsi ad uso di Roma;… di fare il muro de tavolozze sopra terra con la pozzolana crivellata… arricciata dentro et fora…; di fare il muro dei mattoni ben stagionati fatti con calce sottile… più le volte che si faranno delle cantine e sepolture… più le volte che andaranno sopra l’armatura…; di fare et refare li tetti vecchi… et fare li tetti novi " . Il 3 gennaio 1587 segue una seconda “promessa” dei muratori Francesco da Castiglione e Guido Quattrocchi nell’istromento definiti <Francesco quondam Matteo de Castiglione milanese murator in Urbe e M.o Battista quondam Guido de Quattrocchi di Fossombrone>. La "promissio" degli scalpellini Giovan Angelo de Cernobio e Stefano de Viggiù milanese porta la data del 7 gennaio 1587: "lavori di travertino: scalini basi pilastri scannellati, pilastri piani, capitelli, architravi, fregi, cornici, cimase et altre cose… tutti de travertino buono novo delle fosse de Tivoli… per il prezzo che ha pagato l’Ill.mo et Rev.mo Sig. Card.le Altemps per la sua cappella nella chiesa di S. Maria in Trastevere et similmente per li prezzi che hanno pagati li Rev.di Sig.ri Canonici di detta chiesa per le cappelle fatte in detta chiesa da M.o Marchiore fiorentino scarpellino et M.o Stefano sudetto."; il pagamento avverrà dopo il giudizio del Rev. P. Giovanni Rosa, architetto del Gesù et il Sig. Martino Longhi. Nel 1590 si ha la misura e stima dei lavori di muratura fatti fino a quel momento da Francesco da Castiglione e Battista da Urbino, firmata da Martino Longhi e Flaminio Ponzio. Tuttavia per i consueti problemi economici, in cui si dibatte sempre l’arciconfraternita, il rinnovamento della chiesa slitta al 1603. Nel 1598 si trova però il saldo del conto al muratore M.o Rocco Ruggia <per intero pagamento del campanile>, che versava in precarie condizioni essendo sempre quello della vecchia chiesa di S.Benedetto. L’11 marzo nelle notizie dell’archivio sta scritto: <per mutare posizione di essa [chiesa] fu risoluto si dasse principio a detta fabrica e che il Sig. Pavolo Maggi architetto facesse fare il modello in legno della nuova chiesa e la fabrica si cominciasse dalla parte anteriore di detta chiesa>. Negli anni 1603-1605 cominciano ad essere registrati diversi mandati di pagamento per gli interventi “che si faranno per la fabrica della chiesa”. Nel 1605 si danno 100 scudi allo scalpellino Stefano Longo "a bon conto de lavori fatti in chiesa" . " CAPPELLA PARISI " I lavori della nuova cappella, già dedicata a S. Gregorio Magno dal 1571, iniziano nel 1586; vi lavorano le stesse maestranze attive nel resto dell’edificio: il capomastro muratore Francesco da Castiglione e lo scalpellino Giovanni Angelo Cernobbio. A fine 1586 i lavori subiscono una battuta d’arresto per la morte di Lorenzo Quattrocchi capomastro muratore <il quale haveva condotto la fabrica di nostra chiesa, fu ordinato si facci intendere a M.o Domenico e compagni di Coldre, a M.o Bastiano Maderno, a M.o Francesco Castalia de Castiglionibus che diano le loro perizie, acciò che detta fabrica si possa concedere a che farà le migliori condizioni>. Vince la gara Francesco da Castiglione che aveva già cominciato i lavori un anno prima, terminando poi nel gennaio 1591; gli scarpellini G. A. da Cernobbio e Stefano da Viggiù ricevono 90 scudi "per tutta l’opera di scarpello", dopo la misura di Martino Longhi. A "luglio 1604 - La congregazione si contenta che si piglino le due colonne, le più belle di quelle che stanno a S.to Andrea a Ponte Molle et si faccino portare alla nostra chiesa per servizio dell’altare della sudetta cappella". La migliore offerta per i lavori di scalpello è vinta da Domenico Marchesi in Piazza Branca; questo termina il suo intervento all’inizio del 1605 ed a febbraio riceve 350 scudi a saldo, dopo la stima di Martino Longhi.

STORIA - Come è noto, nel 1548, per iniziativa di Filippo Neri si era costituito un sodalizio dedito ad opere di carità verso i pellegrini bisognosi che venivano a Roma per gli Anni Santi. Le mansioni precipue trovavano forma definitiva per il Giubileo del 1550. Diminuito il flusso dei romei, la compagnia dedicava le sue risorse spirituali e materiali ai convalescenti poveri, dopo la loro dimissione dagli ospedali. Nel 1558 papa Paolo IV le assegnava in perpetuo alla confraternita la chiesa di S. Benedetto in Arenula. Gli anni successivi venivano dedicati al restauro del vecchio edificio, in precarie condizioni, ed alla costruzione di un Ospedale-Ospizio, utilizzando alcuni locali adiacenti acquistati per far fronte alle nuove esigenze. Nei lavori di ripristino ed adattamento vennero impiegate numerose maestranze artigiane di cui fino ad oggi si ignoravano i nomi. Una approfondita ricerca nell’antico archivio della Compagnia permette ora di conoscere queste figure, il tipo degli interventi, i costi, i tempi di realizzazione. Va detto che quasi tutte le maestranze edili ed i falegnami lavorano nei vari cantieri del complesso della Trinità. Il Giubileo del 1575 fu il più importante nella storia dell’Arciconfraternita, ormai in grado di accogliere al meglio pellegrini e convalescenti, sotto la guida costante ed amorevole di Filippo Neri. Nel giro di pochi anni la fama ed i riconoscimenti, tra cui quelli elargiti da papa Gregorio XIII, erano aumentati . Narra il Muratori che per questo anno santo l’ospizio aveva alloggiato circa 100.000 uomini, 20.000 donne e 60.000 convalescenti, oltre a numerose congregazioni associate italiane e straniere. Cfr. V. Prinzivalli, Gli Anni Santi, Roma 1899, p. 74.

ISOLA TIBERINA - OSPEDALE FATEBENEFRATELLI

 

LE CHIESE DI ROMA ILLUSTRATE - DI L. HUETTER
R.U. MONTINI - "SAN GIOVANNI CALIBITA"

La breve permanenza dei preti spagnoli nell'Isola si ricollega alle iscrizioni, ora nella cripta, di tre nobili conterranei: Annibale Moncalvi avvocato curiale, 1552; G.B. Lari e suo figlio Andrea, 1572 e 1578: Nello stesso sotterraneo, iscrizione del tempo delle monache: Annibale Balista de Notariis, ferrarese, "dux militum", 1569; altre più tarde di Flaminio Quattrocchio da Viterbo, Benefattore dell'Ospedale, 1645 e del portoghese Diego de Silva Caldeira, 1742, fratello di fr. Antonio Maria ex provinciale dei religiosi, il quale gli dedicò tale memoria, che oltre a vari legati pii istituì l'ospedale stesso erede universale delle sue sostanze.

TRADUZIONE DELLA LAPIDE COMMEMORATIVA 
OSPEDALE FATEBENEFRATELLI–SAN GIOVANNI CALIBITA DI ROMA


A FLAMINIO QUATTROCCHIO CITTADINO DI VITERBO IL QUALE ADEMPIENDO PER DEVOZIONE ROMANA E PER SUA GENEROSITA' PAREGGI0' L'OSPEDALE DI SAN GIOVANNI CALIBITA CON LA SESTA PARTE DELLA SUA EREDITA . DOPO LA MORTE SUA E DELL' EREDE UNIVERSALE LI FECE PROPRI EREDI.QUESTO SI TROVA NEI 37 “LUOGHI DI MONTE” (*) CHE RISULTANO NON LIBERABILI (VINCOLATI) SENZA CHE SEMPRE CON PERPETUO E CONGIUNTO IMPEGNO DI SACRO SUFFRAGIO QUOTIDIANO PER L’ANIMA SUA E DEI SUOI, ALL’ALTARE DEI DEFUNTI. DA CELEBRARE NON OGNI ANNO, NON DOVUNQUE, NE’ MENSILMENTE. ESTRATTO DAL ROGITO DI GIACOMO PIZZUTO E PAOLO VESPIGNANO CO-NOTARI NEL GIORNO 21 OTTOBRE 1645. I FRATELLI DI QUESTO CENOBIO POSERO BENEMERITI, ISPIRATI AI DIRITTI DEI DEFUNTI.

(*) Il luogo di monte puo' essere paragonato al titolo di credito. Il valore potrebbe corrispondere a circa 622 scudi. Uno scudo d'oro ha il valore numismatico di mille euro. Riportato al costo della vita nel 1648 di 2000 euro

TABELLA VALORE MEDIO ANNUO DELLE ENTRATE DELLE DOGANE DEL XVII SECOLO

Dogana di Ripa - scudi 83.408,34 - Dogana di Terra - scudi 85.789,70 - Dogana Grascia - scudi 150.340,38- Dogana di Ripetta - scudi 8.481,01. Altre dogane - scudi 137.381,50 - Totale entrate: scudi 465.400,93

Farmacologia. Esculapio e sua figlia Igeia, da "Société d'Histoire de la Pharmacìe", 1936.


Asclepio non sembra essere stato conosciuto da Omero. Le prime leggende che lo riguardano circolarono innanzitutto sulle montagne della Tessaglia, dove esisteva il più antico Asclepion identificato, e cioè il più antico Tempio-Ospedale dedicato ad Esculapio. Di chi quest'eroe abitualmente invocato dai malati pagani avrebbe potuto essere il figlio, se non di Apollo, il dio del Sole, o piuttosto il Sole-dio, considerato da allora, naturalmente come una divinità benefattrice e generatrice di vita e salute? Dunque Esculapio nacque da Apollo, e da Corònide, la figlia del re dei Lapiti. In un accesso di gelosia, il dio uccide Corònide; ma risparmiando il bambino che portava in grembo, facendolo allevare dal centauro Chirone, che gli insegnò la medicina. Il giovane Esculapio dovette superare molto brillantemente i suoi esami perché trovò presto troppo facile guarire gli ammalati, anche abbandonati, e si divertì a resuscitare i morti. Irritato di vedersi togliere sin nella sua dimora i suoi numerosi clienti, Plutone si precipitò da Zeus, domandandogli di punire il colpevole. Sempre facile da convincere, Zeus ricorre alla giustizia più sbrigativa che ci sia, e che ha sempre a portata di mano: brandisce i suoi fulmini, fòlgora Esculapio: sicuramente la prima elettrocussione... Ma la vendetta doveva continuare: Apollo, per vendicare suo figlio, uccise i Ciclopi che avevano forgiato i fulmini. A sua volta, per vendicare i Ciclopi, Zeus avrebbe voluto sopprimere Apollo; ma cosa fare contro un immortale, un vero immortale? Non poté che cacciarlo dall'Olimpo, e anche per un tempo determinato. Sulle monete e i bassorilievi, Esculapio è rappresentato come un uomo di età avanzata, barbuto e capelluto, con una fascia intorno alla testa. Indossa una tunica poggiata sulla spalla sinistra e che lascia a nudo il torso e il braccio destro. Si appoggia in genere su di un bastone più o meno lungo, intorno al quale è attorcigliato il famoso serpente. Ma lo troviamo a volte anche accompagnato da un cane che, secondo alcune leggende, lo avrebbe scoperto, bambino abbandonato sulla montagna, e dalla capra che lo avrebbe allattato. Infine è spesso rappresentato in compagnia di un gallo, perché gli si sacrificava in genere... dei volatili: "Dobbiamo un gallo a Esculapio" dice Socrate prima di morire, per provare che non era affatto irreligioso. Molte città greche celebravano in onore del dio della medicina delle grandi feste in onore del dio della medicina che ricorrevano tutti gli anni oppure ogni cinque anni. Ad Atene, queste "Asclepìadi" precedevano le grandi "dionisìache" nel mese di elafebolione. Esse consistevano nell'organizzazione di cortei e concorsi al contempo sportivi e artistici. Ma come ha potuto Esculapio meritare questi onori e l'immensa reputazione che lo segue attraverso i secoli. Li deve al suo valore personale? Ahimè, non è nemmeno esistito! In compenso è stato, "o piuttosto il suo nome" è stato molto ben servito. Vi sono delle imprese il cui personale, per la sua devozione, assicura tutto il successo. L'impresa di cui trattiamo qui fu probabilmente fondata a Trikka, in Tessaglia; essa ebbe ben presto nel mondo antico numerose succursali. Descrivendo la Grecia, Pausania non cita meno di 63 asclepaia nell'Epidauro, nell'Argòlide. Ad Atene, il culto del dio salvifico fu introdotto nel 420, in seguito ad una peste mortìfera: il santuario fu edificato ai piedi dell'Acropoli. A Roma, Aesculapius si insediò in un'isola del Tevere, così come testimonia un medaglione di Commodo che rappresenta il suo arrivo. È quel che potremmo chiamare la congregazione degli "Asclepìadi", e cioè l'insieme dei sacerdoti addetti a questi templi, che è valsa la fama al dio della medicina. Ricevendo i fedeli che venivano a invocare il dio, questi sacerdoti, come ciò era già accaduto in Egitto, erano accompagnati a curarli, soprattutto quando si trattava di grandi malati provenienti da lontano. Per questo fatto, essi acquisivano una competenza reale, di cui fecero profittare i loro successori, che non erano altro che i loro figli: Ippocrate apparteneva a una famiglia di Asclepiadi. Edificati in mezzo a un bosco, vicino a una fontana, i templi di Esculapio erano non soltanto dei santuari, ma anche delle scuole di medicina, delle biblioteche mediche, degli ospedali; sotto Antonino, furono anche completati con delle terme, delle cliniche per il parto, degli alberghi, con teatri e sale da gioco. Quando i malati arrivavano, li si sottoponevano prima di ammetterli nella sacra cinta, a diverse formalità allo stesso tempo liturgiche e igieniche: abluzioni, bagni, unzioni, digiuni, sacrifici. Poi, li si facevano dormire sulla pelle degli animali sacrificati (ciò si chiamava "l'incubazione") ai piedi della statua di Esculapio: quest'ultimo dettava la sua prescrizione per mezzo di un sogno, che il giorno successivo i sacerdoti traducevano, prescrivendo salassi, emetici e purgativi.
Nel suo Pluto, Aristofane ha descritto irrispettosamente le procedure di un paziente nel suo Asclepion. Plauto ce ne presenta un altro che se ne va via furente perché Esculapio rifiuta di curarlo. Ciò accade spesso quando i galli offerti in sacrificio erano troppo coriacei o quando un vecchio cliente tornava, avendo ommesso, dopo la sua prima guarigione, di lasciare un ex voto, come ad esempio un serpente d'oro a forma di braccialetto o collare, o di gettare qualche moneta nella fontana. Già, sotto l'Impero Romano, dei "Farmacisti" posero nella loro bottega il busto di Esculapio accompagnato dal serpente, e questa pratica si rinnovò all'epoca del Rinascimento. Ma i primi cristiani avevano naturalmente bandito tali immagini: "il Salvatore" aveva preso presso di loro il posto di Asclepio Soter. Il Pagano Celso e il Cristiano Origene argomentarono su questo soggetto, l'uno attribuendo a Esculapio, l'altro a Gesù le vittorie della medicina. Durante il IV secolo una donna di Paneas, alleviata dopo aver invocato "il Cristo guaritore" gli erigeva una statua, e durante il Medioevo il Cristo apotecario" che ispirò molto i pittori, ereditò dei talenti dal dio di Epidauro. Igeia è una figlia di Esculapio? A Epidauro, Esculapio possedeva uno dei suoi templi più antichi. Sappiamo che era sposato e padre di una numerosa famiglia. Sua moglie si Chiama Epionè, secondo gli uni, Lampezia (è quasi la famosa Lampitò della Lisìstrata) secondo gli altri. Hanno cinque figli, di cui due maschi, Podalirio e Macaone, e tre femmine, Acheso, Iaso e Panacea. Nessuna di esse sembra preoccuparsi di sapere se gli umani stanno bene; d'altra parte, non si è mai sentito parlare della sunnominata Igeia. I primi ex voto che riguardano Igeia che si siano scoperti nell'Epidauro sono soltanto del III secolo avanti Cristo. È vero che in un altro tempio antico di Esculapio, a Titane, nel Peloponneso, si trova una statua di Igeia molto ingarbugliata di capelli e di bende(è forse il famoso Bafomet, dei Templari ?) . Ma Pausania, che ce la segnala, aggiunge che non è affatto considerata come una parente, ma come un'incarnazione di Esculapio, che a volte è chiamata Asclepio-Igeia. Ad Atene anche, nessun Igeia propriamente detta prima della fine del V secolo. Per contro, alcune iscrizioni più antiche attestano la riconoscenza di qualche malato a favore di Atena-Igeia, e di numerosi testi dei secoli VI e V segnalano l'esistenza di un tempio e di idoli di Atena-Igeia. Apriamo ora un dizionario greco e sapremo che Igeia è un nome comune molto antico avente il significato della parola salute. Tutto diventa chiaro: Igeia è stata per molto tempo una specie di cognòmen accollato al nome delle divinità che si evocavano in caso di malattia: li si chiamavano Esculapio-Salute o Atena salute, per far loro ben capire ciò che ci si aspettava da essi. Un bel giorno, si credette all'esistenza di due divinità distinte e quest'errore si è propagato tanto più facilmente in quanto Esculapio è un uomo e l'appellativo "hygieia" era un sostantivo femminile. Era logico che la dea Salute fosse parente del dio guaritore. Ora, non si poteva immaginare che Igeia fosse sua moglie, poiché sua moglie era nota, ma si poteva accordargli una figlia supplementare, leggermente extraconiugale se volete. È così che nacque Igeia, astrazione diventata dea. Hygieia è raramente sola; è accompagnata sempre da suo padre, lui seduto, lei in piedi. È questo che ha spaventato gli innamorati o gli sposi? Quel che è certo, è che era venerata nell'antichità come una dea vergine. Come attributi, non ha che quelli di Esculapio, soprattutto il serpente, che si avvolge a volte graziosamente intorno al suo corpo e al qual dà spesso nutrimento: frutta, dolce o da bere. A volte reca in una mano una scatolina o un vasetto, che evidentemente le serve per contenere i rimedi che suo padre prescrive. Con ciò Igeia potrebbe essere rivendicata dalla farmacia come sua patrona, avendo preceduto Maria Maddalena. Sarebbe esagerato concludere che Esculapio fu il Dio della Medicina propriamente detta e Igeia la Dea della Farmacia. Tuttavia questa sfumatura esisteva a nostro parere nello spirito dei Greci di un tempo, mentre non hanno certamente mai opposto, come i nomi che impieghiamo potrebbero far credere, la salute acquisita (Igeia) con la ricerca della salute attraverso l'arte di guarire (Esculapio). I Romani, che avevano adottato tutte le divinità greche di cui non avevano già l'equivalente, non mancarono di onorare, come se le avessero sempre conosciute, le divinità benefattrici. Si è scoperta un'immagine di Igeia nelle immediàte vicinanze di una bottega di farmacia, a pompei. Il Medioevo ignorò naturalmente gli idoli medicàli, ma il Rinascimento li rimise in auge, beninteso senza adorarli. Ed ecco di nuovo Igeia, a fianco di Esculapio,(come Protettrice dai Mali, dai Languori, dalla Debolezza). Senza di Lei la Bellezza non esiste più. Viene raffigurata, sulla soglia delle nostre officine. I pittori, come Rubens, si impadronirono della sua gradevole personalità; e grazie alla matita di un grande artista contemporaneo, si ritrova sulla copertina della Rivista "Les Annales coopératives Françaises".
E. H. Guitard


ARCHIVIO DI STATO DI ROMA - LIBRO DELLE CHIESE DI ROMA DEL FORCELLA

S.GIACOMO DEGLI INCURABILI - SEC. XVII A. 1648

TRADUZIONE DELLA LAPIDE TESTAMENTARIA DI FLAMINIO QUATTROCCHIO OSPEDALE SAN GIACOMO DEGLI INCURABILI - ROMA - PAVIMENTO DELLA CAPPELLA DI S. GIACOMO

A FLAMINIO QUATTROCCHIO VITERBENSIS, IL QUALE, IN PIENO POSSESSO DELLE SUE FACOLTA', PER MEZZO DI GIACOMO PIZZUTO E PAOLO VESPIGNANO CO-NOTAI DELLA CURIA (PER PRESA VISIONE) SOSTITUI' IL FRATELLO AGOSTINO (MORTO) CON L'OSPEDALE DI SAN GIACOMO DEGLI INCURABILI NELL'ASSE EREDITARIO PER LA TERZA PARTE DEI SUOI BENI, CONSISTENTI IN 75 LUOGHI DI MONTE (TITOLI DI CREDITO PARI A 46.650 SCUDI) AFFICHE' LA PROPRIETA' DI QUELLI (AGOSTINO) NON POSSA MAI ESSERE CEDUTA. E TANTO QUANTO TOCCASSE DI PREZZO (RENDITA) VENGA RESTITUITO IN ACQUISTO DI ALTRETTANTI LUOGHI DI MONTE AFFINCHE' LA NONA PARTE DELLA RENDITA ANNUA FOSSE CONVERTITA IN AIUTO E ASSISTENZA AGLI AMMALATI. IN SUFFRAGIO PER L'ANIMA SUA E DEI SUOI CON L'ESPIAZIONE DI UN SACRIFICIO QUOTIDIANO E UNA MESSA SOLENNE MENSILE CELEBRATA IN QUESTO E IN UN ALTRO ALTARE PRIVILEGIATO DI QUESTO OSPEDALE CHE DEVONO ESSERE CELEBRATI ALTERNATIVAMENTE IN PERPETUO. I CUSTODI DEL BENEFICIO EROGATO EQUAMENTE E MEMORI DELL'IMPEGNO POSERO NELL'ANNO 1648.

IL PAVIMENTO DELLA CAPPELLA DI S.GIACOMO E' STATO SMANTELLATO PER RESTAURO FRA IL 1943 E IL 1959.

NEL CORTILE DELL'INGRESSO PRINCIPALE DELL'OSPEDALE S. GIACOMO - VIA A. CASANOVA - ESISTE UNA GROSSA LAPIDE COMMEMORATIVA CON LA QUALE SI ANNOVERA IL NOME DI FLAMINIO QUATTROCCHI FRA I BENEFATTORI DELL'OSPEDALE.

Dall'archivio dell'Ospedale S.Giacomo degli Incurabili

busta 226 - Domenico Quattrocchio de' Quattordio de' Monferrato foglio 1: anni 1538-1607 - foglio 2: anni 1541-1574 - foglio 3: anni 1554-1568
busta 227 - Flaminio Consalvo Quattrocchio foglio 1: anni 1619-1660.

Regesto di documenti della Famiglia Franciotti della Rovere 1505-1601 - Patrizia Rosini
Annibale Quattrocchi (de Quattrocchjs) causa donazione di Lavinia della Rovere

Quattrocchio Annibale (Dominus Hannibal Quattrocchius) de rione Ponte nel 1596 é stato deputato da Lavinia della Rovere a trattare la causa della donazione...

ARCHIVIO DELLA R. SOCIETA' ROMANA DI STORIA PATRIA

pag. 218 - Marmizzi, figlia del già defunto Lorenzo Marmizzi, un calzolaio fiorentino, e di Lucrezia di Tommaso Bavoselli : il sito era sotto la proprietà della famiglia Quattrocchi, alla quale la Bavoselli pagava un canone annuo... I consensi dei confinanti e del Quattrocchi furono stabiliti negli atti 20, ... pag. 320 - Da un codice del secolo XIV, conservato nell'archivio Capitolare della Basilica Vaticana il Signor Daniele Quattrocchi, procustode dello stesso archivio, ha tratto il testo per una nuova edizione dell'opera del Cardinal Jacopo Gaetano Stefaneschi sul Giubileo del 1300.

 

Quattrocchi Pietro, figlio di Benedetto Romano, vedovo della fu Felice Orsini, di questa curia, e la sig.ra Anna Maria Crauli (Ceuli), figlia di Filippo di Castel S. Pietro, in Sabina. Anno 1820 (notizia del Curato della chiesa di S. Crisogono). Forse e' un atto di matrimonio.

Quattrocchi Felice - figlio del fu Francesco e della fu Lucia. mori' il 2 gennaio 1811 e fu sepolto nella Parrocchia di San Lorenzo in Lucina.

Quattrocchi Anna Maria - figlia di Joacchino - moglie di Guglielmi Francesco - Sono i genitori di Guglielmi Gaspare.

Quattrocchi Sante - di Francesco Romano (Parrocchia di S. Marcello) - sposa la Signora Bufalini Elisabetta di Paolo Romano in San Lorenzo in Lucina. Anno 1807.

Quattrocchi Angelo - nato ad Alatri - figlio di Fortunato - ad anni 22, nel 1834, sposa Faraja Rosa figlia di Agostino Rosa, nata a Cascia.

Quattrocchi Giuliano - figlio di Giuseppe di Velletri, vedovo della fu Maria Rosati - sposa Gertrude Amici, figlia dell'illustrissimo Prospero Romano della curia di Santa Maria sopra Minerva. Anno 1807

Quattrocchi Stanislao - di Roma, ivi combattente nel 1849 - fascicolo 12921 del fondo militare Archivio di Stato di Torino.

 

 

Claudio De Dominicis NOTIZIE BIOGRAFICHE A ROMA NEL 1531-1582 desunte dagli Atti Parrocchiali.

QUATTROCCHI GIULIO (Quatrochi - Restauratore del Campanile del Campidoglio) Muratore. Nel 1579 (26 agosto) morì la figlia Costanza, di circa due anni, sepolta in S. Maria in Via.
QUATTROCCHIO RENZO (Probiviri Campidoglio). Nel 1540 (15 gennaio) morì un suo figlio bambino, sepolto in S. Giovanni dei Fiorentini.

ROCCHINO, Onofrio. Morì nel 1577 in parrocchia di S. Biago e fu sepolto (10 febbraio) in S. Lorenzo in Damaso.

BOCCABELLA, Giordano. Morì nel 1577 (29 agosto) in parrocchia di S.Lorenzo in Damaso.
BOCCABELLA (Bucca bella), Giulio. Nel 1574 (28 gennaio) morì suo figlio Lucio Settimio, di un mese, sepolto in S. Nicola dei Funari.
BOCCABELLA, Ludovico. Romano. Morì nel 1575 (23 luglio), sepolto in S. Cecilia a Monte Giordano. Lasciò la sua roba a S. Spirito e per la sua compagnia degli uffici 4000 scudi.
BOCCABELLA, Luzio. Morì nel 1574 e fu registrato in S. Marco.
BOCCABELLA, Penelope. Morì nel 1572 (27 luglio) in parrocchia di S. Lorenzo ai Monti.

BOCCAPADULI, Ettore. Capitano romano. Morì nel 1572 (20 maggio), sepolto in S. Maria sopra Minerva, incontro alla cappella dell’Annunziata.
BOCCAPADULI, Nicolò. Abitava in parrocchia di S. Maria sopra Minerva. Morì nel 1533 (29 dicembre), sepolto nella sua chiesa, in terra davanti alla cappella dell’Annunziata.

 

AMATESCHI - LA SOCIETA' ROMANA DALLA FEUDALITA' AL PATRIZIATO- 1816

Il Gregorovius dà il prospetto, ancora insperato, delle maggiori famiglie intorno al 1500 dimoranti nei singoli rioni di Roma. II prospetto del Gregorovius può bene essere trascritto per il raffronto con l'elenco delle famiglie delle rinunce feudali, essendo l'uno fonte e riferimento originario dell'altro. "Intorno al 1500 le famiglie più illustri del rione Ponte erano queste: Aczoti, Alexii, Andreozzi, Bartolomei, Bernabei, Bonadies, Bonaventura, Cambii, Castelli, Cesarini, Capo de Ianni, Clodii, Lancellotti, Laurenti-Stati, Lelli, Maffei, Martelli, Malglottii, Dello Mastro o De Magistris, Mercante, Mosca, Nardi, Orsini, Parisii, Petroni, Pontani, Quattrocchio, Sassi, Sanguigni, Lo Schiavo, Serruberti, Simeoni, Steccati, Surdi, Tebaldeschi, Tocii, Tolomei, Vaiani."

Gli Studi in Italia: periodico didattico, scientifico e letterario.Pubblicato da 1882: v. 5 (Jan.-June 1882).
Originale disponibile presso la la Biblioteca Pubblica di New York

...Nel Rione Ponte presso S. Andrea degli acquariatri formicolavano le cortigiane che ambivano a frequentare le case dei nobili come Boccapaduli, dei Mosca, dei Casali, dei Vannetti, dei Quattrocchi: Il personaggio più importante era Fiammetta de Micaelis fiorentina di nascita, svolge dal 1478 la sua professione a Roma, dove approda tredicenne, con la madre anche lei meretrice, ed è l´amante en titre del cardinale Jacopo Ammannati per un anno e mezzo. Il porporato, morendo nel 1479, la lascia erede dei suoi beni nel testamento. Fiammetta riceve quattro proprietà immobiliari. Una vigna con casino presso la Porta Viridaria del Vaticano; una casa con torre nello scomparso vicolo della Palma, presso la chiesa dei Santi Simone e Giuda, che oggi sorge sul vicolo di San Simone, una traversa di via dei Coronari; una seconda casa in via dei Coronari 157 ancora esistente; e un palazzetto con loggia ancora in piedi in via Acquasparta 16, ad angolo con la piazza intitolata alla cortigiana. La fama di Fiammetta cresce con gli anni e nel 1493 è l´amante del cardinale Cesare Borgia.

Roma Medievale - Capitolo X - Il vicinato e la famiglia

Con Giovanni Battista Brancaleoni, il Catalani e Prospero Farinacci, il famoso avvocato e avvocato che ha difeso Beatrice Cenci dall'accusa di parricidio, il le transazioni consistono in prestiti in denaro, mentre Giovanni Battista Capocefali compra grano e vino da Velli e Mario Ceccoli affitta salina di Ostia i cui Velli erano offerenti. In altri casi (Ceuli, Del Cinque, Tignosini), le famiglie sono legate ai Velli, come si vedrà in la prossima sezione. Per quanto riguarda l'altra famiglia più importante del vicinato, i Mattei, i collegamenti consistono in diverse transazioni, senza alcun matrimonio mai celebrato tra i membri di entrambe le famiglie. Un atto notarile datato luglio 1572 testimonia una disputa in corso tra il Velli e altri signori di Trastevere, e Mattei " transtiberinos " . Tra gli alleati di Velli ci sono le Coleine, la Farinacci, insieme ad altri ufficiali di quartiere come Bartolomeo Militi, Vincenzo Perinzi e Leonardo Sani. L'atto non specifica i motivi della disputa, ma è scritto " Nel porticu Sancte Mariae in Transtiberim ", dove erano riuniti i signori. Nonostante questo episodio, i Velli mantengono rapporti regolari con i Mattei, transtiberinos e con quelli di Sant'Angelo. Con i primi (Aurelio e Paluzzo), loro avere rapporti di credito (in cui i Mattei sono i debitori) e commerciale (i Velli comprano erbe e formaggio Mattei); con quest'ultimo (Asdrubale, Muzio e Ciriaco), i Velli condividono la proprietà di una casa via dei Balestrari e loro affittali un attico e le saline di Ostia; inoltre, i Velli sono creditori verso Ciriaco con una tassa di 500 scudi. Quindi questa relazione è articolata in diverse transazioni e che è costante nel tempo; è attestato, anche se irregolarmente, almeno dal 1543 fino al 1625. Per quanto riguarda i collegamenti e le transazioni con famiglie di altri quartieri, si può notare che erano di qualsiasi tipo: affitto di edifici (Magalotti Machiavelli, Rucellai, ecc.); affitti immobiliari (Nobili, Ranuccini, Vipereschi, Crescenzi, ecc.); proprietà di case pro indiviso (Serlupi, Mattei, Gottifredi, ecc.); rapporti di parentela (Bonaventura, Cenci, De Cavalieri, ecc.), credito (Nari, Santacroce, Della Molara, ecc.), Vendita di erbe, grano e vino (Capocefali, Quattrocchi, Lelii, ecc.). In alcuni casi, le transazioni sono prolungate.

INCONTRI NEL MEDIOEVO di Arsenio Frugoni

Quattrocchi, p. 300). ... avrebbe giurato, alla presenza di Bonifacio VIII, di aver partecipato al precedente Giubileo, parlano Flaminio Quattrocchji (1498-1550) e ...

Archivio del Museo Centrale del Risorgimento: guida ai fondi ... Marco Pizzo

Manoscritto, opera di Stanislao Quattrocchi per incarico del Comitato Nazionale Romano, contenente l'analisi delle leggi e delle procedure nell'ordinamento giudiziario dello Stato Pontificio tra il 1815 e il 1853 ca., 37 ce. ms.

 

Diario di Roma - 1846

40 sequestrati già a carico del debitore Pietro Bonaparte nelle mani dell' Ecc.mo Principe D. Carlo Bonaparte, e già depositati, sentir emanare l'opportuno decreto di consegna munito dell'ordine esecutorio colla condanna degli opponenti alle spese. Ruggeri. A dì 9 giugno. Visto dalla Direzione Generale di Polizia. - - P. Avv. Benvenuti Assessore. Affissa a forma di legge li 9 giugno 1846, Marcello Quattrocchi Cursore A. C. - I -, R. P. D. De Petro, In sequelam via Chiari vidua...

TRIBUNALE DEL COMMERCIO DI ROMA 1820

1843"Il Mercurio di Roma, ossia grande raccolta d'indirizzi e notizie de' pubblici e privati stabilimeni; dei professori di scienze, lettere ed arti; de' commercianti; degli artisti ecc."

Protocollista e cancelliere . . Marcello Quattrocchi, Cursore di chiamata Sig. Marcello Quattrocchi, via de’ canestrari n. 13. Tiene udienza il martedì, e venerdì di ciascuna settimana.

Quattrocchi Luigi, romano, via della tinta n. 31. Cantore Basso.

Quattrocchi Francesco, con fabbrica di cioccolata, via campo marzo n. 54 - e piazza di s. Lorenzo in Lucina n, 47-

Quattrocchi Francesco, pasticciere, liquorista , confettiere, e vendita di vini forastieri , via di campo marzo n. 54

 

Mons.Gaetano Quattrocchi: Sacerdote per 29,4 anni - Vescovo per 7,3 anni
Vescovo Emerito di Mazara del Vallo Arcivescovo Titolare di Serra

16 giu 1850 Nato Mazarino
20 Dic 1873 23.5 Ordinato Sacerdote Sacerdote di Mazara del Vallo , Italia
11 Feb 1896 45.6 Designato Vescovo ausiliare di Mazara del Vallo , Italia
11 Feb 1896 45.6 Designato Vescovo titolare di Europus
16 Feb 1896 45.6 Ordinato vescovo Vescovo titolare di Europus
15 Giu 1900 49.9 Designato Vescovo di Mazara del Vallo , Italia
1 Apr 1903 52.7 Rassegnato Vescovo di Mazara del Vallo , Italia
1 Apr 1903 52.7 Designato Arcivescovo titolare di Serra
8 giu 1903 52,9 Morto Vescovo emerito di Mazara del Vallo , Italia

Arcivescovo Don. Gaetano Quattrocchi (nato 16 Giu 1850 È morto 8 giugno, 1903)

Mons.Can.co Don Vincenzo Quattrocchi, Cameriere Segreto di S.S.Pio X, Vicario Foraneo, fratello di Gaetano

Camerieri d'Onore in abito Paonazzo del Santo Padre Pio XI:
9 febbraio 1925. Monsig. Alfonso Frattari, della diocesi La Piata.
11 febbraio 1925 Monsig. Egidio Quattrocchi, della diocesi di Veroli.
Monsig. Pietro Quattrociocchi(Quattrocchi), della medesima diocesi.
Monsig. Giuseppe Novelli, della medesima diocesi.
Quattrocchi Aegidius, 119.
Quattrocchi Petrus, 119,
Quattrocolo Henricus, 74-79, 81-83. Vinculi Defensor S. Romana Bota

DELLA PORTA E BASILICA DI S. LORENZO - DELLE CATACOMBE DI S. CIRIACA - DELLA BASILICA DI SANTA STEFANO - DELLE CATACOMBE DI S. IPPOLITO SOLDATO E DEL CAMPOSANTO DI ROMA - di Fabio Gori

IL CAMPOSANTO - Or facendo il giro delle pareti si rimarcano i sepolcri di Luigia Modelli De Angelis , Giuseppe De Angelis di Civitavechia , Niccola Pieri, del fanciullo Vincenzo Fasani, di Maria Dimario fidanzata a Piacentini, di Giacomo Poscelli, Marianna Tarnassi, Federico Bouruet (di stile bizantino), di Giuseppe Alciati di Velletri, Catarina Chialastri, delle famiglie Agostini Recchia e Adsenti, di Teresa Mattei, Simone Proferisce, di Elena Scarpini, di Maria Anna Adelaide Samat (col suo ritratto scolpito e con pittura, nella quale è dessa presentata alla Vergine ed al Bambino), Gian Battista Brancadoro, Pacifico Battistelli; del principe Casimiro Czetwertynski Komargrodi nato in Podolia e morto nella età di anni 34 nel 1839 (con bassorilievo indicante la Religione presso il busto del principe ed una donna afflitta allattante un pargolo e reggente colla manca un fanciullino , il quale mesto riguarda I' effigie di Casimiro) ; di Virginia figlia del marchese Gaetano Pizzardi bolognese, della virtuosa pittrice Fauslina Armellini a cui fu avo il chiaro scultore cav. Pietro Bràcci; del cav. Pietro Giuntotardi (nel bassorilievo alla Religione si presentano la Scienza e la Carità ) ; di Odoardo Anselmi ; di Domenico Mannucci e Chiara Salvi; della famiglia di Girolamo Salviati; del giovane studente di filosofia Filippo Sisco; di Antonio Garulli da Fermo, Maria Antonia Monti, Teresa Monarchi sposa di Michele Rossi Danielli da Viterbo, di Adelaide Scarafoni, del negoziante di lana e tela Carlo Francioni, di Francesca Bràcci, di Vincenzo Pacetti, del cav. Luigi Armellini scrittore vaticano e segretario del card. ministro dell'interno, del giovane scultore Luigi Vannutelli e famiglia, di d. Pietro Alessi filosofo teologo e professore di lingua ebraica defunto nel 1847, del viaggiatore spoletino Vincenzo Savi, della fam. Malfatti, di Napoleone Francesco Godard caporale nell'armata francese morto nel 1860, di Clementina Colonna, del fanciullino Alzemiro Rane, di Costanza de'conti Carradori, di Teresa Filippo ed Irene De Dominicis, della famiglia del cav. Marini, di Agostino Carini fanciullo, dello spagnolo D. Salvatore Borrell Margenat, di Francesco Sabbatini Quattrocchi, Carolina Sereni, Giacinta Gauttieri, Pietro Ranzi Ramolini, Domenico Montanari nativo di Fano procuratore di collegio, del giudice nella curia innocenziana avv. Giuseppe Tordi e di Palmira Manni.

VILLA QUATTROCCHI - VIA NOMENTANA

LA CAMPAGNA ROMANA: ANTICA, MEDIOEVALE E MODERNA


di Giuseppe Tomassetti, Luisa Chiumenti, Fernando Bilancia, Francisco Tomassetti . Pagina 107 - Sulla via Nomentana, a mezzo miglio dalla porta, nella proprietà Quattrocchi - confinante con la Villetta Torlonia - è stata rinvenuta una epigrafe scritta su una lastra sepolcrale rettangolare di marmo...

Di Giovanni Quattrocchi, proprietario della Villa dal 28 agosto 1884 all'8 aprile 1895, so solo che era figlio di Vincenzo, e che era "romano". Nel 1895 , quando il Protettorato di S.Giuseppe acquista formalmente Villa Quattrocchi, Giovanni Quattrocchi faceva parte del Consiglio di Amministrazione del Protettorato. Cosa che provocò l'annullamento della delibera e la necessità che Quattrocchi si dimettesse perchè il Consiglio potesse assumere una seconda delibera, valida.

Ringrazio il Signor Eugenio Sacco, studioso e ricercatore, per la gentile informazione su Villa Quattrocchi.

Opera Pia Protettorato di S.Giuseppe

Il Protettorato di San Giuseppe, avente sede in Roma - via Nomentana, 341, trae la sua origine dalla fusione di due distinte istituzioni di assistenza e beneficenza disposta con regio decreto 2 dicembre 1909: il Protettorato di San Giuseppe e l'Opera pia nazionale. Il Protettorato di San Giuseppe nacque nel 1883 per iniziativa della signora Ledieu De La Ruadière, continuata poi dalla marchesa Cecilia Serlupi e da suor Maria Raffaella della Croce, coadiuvate da filantropi. L'istituto fu eretto in ente morale con regio decreto 31 dicembre 1893 e, con gli artt. 14 e 21 dello statuto organico 1 settembre 1893, alla prima fu conferita la carica di presidente a vita ed alla seconda la carica di direttrice a vita, ad entrambe con diritto di nominare il proprio successore. Il protettorato di San Giuseppe, dopo aver peregrinato in diverse abitazioni, per la necessità di allargarsi in proporzione del crescere dei ricoverati (via S. Stefano Rotondo, via Tasso), in seguito all'acquisto della villa Quattrocchi in via Nomentana, vi stabilì definitivamente la sua sede principale.

Giovanni Quattrocchi appare in una lapide sulla facciata del Palazzetto in Via Capolecase a pochi metri dalla Chiesa e cimitero di S. Giuseppe.

Almanacco romano, ossia Raccolta dei primari dignitari e funzionari - 1854


Eustacchio 15. Pomela Felice, Banco s. Spirito 4ó. Putti Urbino, Quattrocchi Teresa, Campo Marzo 54. id.in Lucina 27.

L'Archivio della Direzione generale delle antichità e belle arti 1860-1890 di Italia. Direzione generale per le antichità e belle arti, Matteo Musacchio, Archivio centrale dello Stato - 1994

213 Promessi Sposi, del Cianfanelli, Quatrini Nicola, 307 Quattrocchi Giovanni, Ing. stagnaro Palazzo dei Cesari.

Monumenta histórico-augustiniana de Iquitos Di Isacio R. Rodríguez, Jesús Alvarez Fernández


ACCADEMIE E BIBLIOTECHE D'ITALIA
Direzione generale delle biblioteche e accademie, Italy Ufficio centrale per i beni librari e gli istituti culturali - 1931
A pag. 160 troviamo: Cav. Arrigo Goffredo Quattrocchi, Direzione Generale Accademie Biblioteche, Ministero Educazione Nazionale, Roma
.

AIB - Associazione Italiana Biblioteche

ARRIGO GOFFREDO QUATTROCCHI
(Carpineto Romano RM 12 gennaio 1890 - Roma 3 novembre 1945)

Laureato, dopo il servizio militare (1916-1919) entrò nella carriera amministrativa del Ministero dell'educazione nazionale, come vicesegretario, nel 1920. Lavorò presso la sezione che si occupava delle biblioteche governative e passò alla Direzione generale delle accademie e biblioteche alla sua costituzione, nel 1926, occupandosi soprattutto del personale. Promosso caposezione al principio degli anni Trenta e ispettore superiore nel 1938, successe ad Apollonj, nel 1941, come direttore di una delle due divisioni della Direzione generale. Nel febbraio 1944 venne arrestato, con altri funzionari che non avevano accettato il trasferimento del Ministero a Padova, ma subito rilasciato. Poco prima della morte era passato alla Direzione generale degli affari generali, amministrativi e del personale del Ministero. Socio dell'Associazione italiana biblioteche probabilmente dal 1932, prese parte già nel 1931 al suo primo Congresso nazionale e poi a quelli del 1932, 1937, 1938 e 1940. Collaborò inoltre alla Statistica delle pubblicazioni italiane curata dall'AIB in quegli anni. Per qualche tempo fu forse socia anche la moglie Maria, insegnante nella Scuola elementare "E. Pistelli" di Roma, che partecipò col marito ai congressi del 1937, 1938 e 1940.

 

L'ITALIA FORESTALE E MONTANA - di Accademia Italiana di Scienze Forestali - 1963

Giovanni Quattrocchi nacque a Roma, da famiglia romana, il 9 ottobre 1908; si laureò in scienze agrarie presso l'Istituto Superiore di Perugia a 24 anni ...Tornato a Roma fu comandato presso l'Istituto centrale di Statistica ebbe modo di farsi apprezzare per l'inteligente lavoro e le publicazioni di studi statistici e forestali. Successivamente nel 1949 fu chiamato alla Direzione Generale delle foreste addetto al servizio sistemazioni idraulico-forestale dei bacini montani e poi capo divisione fino al 1956.

Gli sposi Beltrame Quattrocchi, un Magnificat della vita coniugale


È la prima coppia dell’età moderna a essere innalzata agli onori degli altari: modello, segno e profezia di una Chiesa protesa, sotto la guida di Maria, alla santificazione di ogni famiglia cristiana. Non hanno fondato Congregazioni. Non sono partiti missionari per terre lontane. Semplicemente hanno vissuto il loro matrimonio come un cammino verso Dio, facendosi santi. Il Papa li ha beatificati il 21 ottobre scorso, nel ventesimo anniversario della Familiaris Consortio. In quell’occasione, per la prima volta nella storia della Chiesa, abbiamo visto elevata alla gloria degli altari una coppia di sposi, Luigi e Maria Luisa Beltrame Quattrocchi, beati non "malgrado" il matrimonio, ma proprio in virtù di esso. Luigi Beltrame Quattrocchi (Catania, 12 gennaio 1880 – Roma, 9 novembre 1951) e Maria Corsini (Firenze, 24 giugno 1884 – 26 agosto 1965) furono una coppia di sposi, proclamati beati dalla Chiesa cattolica nel 2001. Luigi nasce a Catania il 12 gennaio 1880 da Carlo Beltrame e Francesca Vita. Il doppio cognome viene aggiunto quando Luigi viene cresciuto (e poi adottato) dagli zii Stefania e Luigi Quattrocchio. Frequentato il ginnasio ad Ancona, si trasferisce a Roma, dove vive fino alla morte, nella zona dell'Esquilino. Qui si laurea nel 1902 discutendo una tesi in Diritto Penale su "L'errore di fatto nel Diritto penale" con relatore Enrico Ferri. Nonostante l'impegno del lavoro e della famiglia, Luigi si prodiga in un proficuo apostolato e prende parte all'associazionismo cattolico. Dal 1916 si impegna nello scautismo e coopera con l'Associazione Scautistica Cattolica Italiana (ASCI), divenendo nel 1917 Presidente del riparto Roma V e nel 1918 membro del Commissariato Centrale. Nel 1919 fonda con l'amico Gaetano Pulvirenti un oratorio festivo nella basilica di Santa Pudenziana, poi Reparto Scout Roma XX, diretto da lui stesso fino al 1923. Nel 1921 viene nominato Consigliere generale dell'ASCI fino al 1927. Collabora ancora con il Prof. Luigi Gedda nell'Azione Cattolica Maschile e nei Comitati Civici, appoggia come consigliere amministrativo il sorgere dell'Agenzia ORBIS; coadiuva con gli onorevoli Reggio d'Aci e Jacini al Centro Studi Politici; opera nella GIAC, nel Movimento di Rinascita Cristiana e nel Fronte della Famiglia. Dopo il matrimonio con Maria Corsini, la fede di Luigi si ravviva: insieme vanno a Messa tutte le mattine e la loro giornata è contrassegnata da momenti di preghiera in comune, come il Rosario serale.Lui, amico di Don Sturzo e di De Gasperi, testimonia la sua fede nel laico ambiente di lavoro; lei, scrittrice di libri educativi, è crocerossina durante la guerra, inoltre realizza come catechista corsi per fidanzati, una novità per l'epoca.Insieme partecipano all'attività di associazioni come il Movimento di Rinascita Cristiana; collaborano anche all'attività dell'UNITALSI, come barelliere lui e infermiera lei; diventano inoltre terziari francescani. Maria Luisa Corsini nasce a Firenze il 24 giugno 1884; colta e sensibile, incontra Luigi essendo il padre amico di famiglia dei Quattrocchi; il matrimonio unisce i due giovani il 25 novembre 1905, nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.Trascorso qualche mese la sposina è in attesa del primo figlio, che dà alla luce nel 1906. Battezzato con il nome di Filippo sarà poi Don Tarcisio. Una seconda ravvicinata gravidanza si conclude con la nascita, nel 1908, di Stefania, in seguito Suor Cecilia. Nel 1909 arriva il terzogenito Cesare, poi monaco Benedettino e poi ancora monaco Trappista con il nome di P. Paolino. Nel 1913 l'annuncio di una quarta gravidanza porta una nuova grande gioia, che sfocerà con la nascita, il 6 aprile 1914, di Enrichetta. Dopo un forte deperimento organico, Maria si riprende dimostrando di possedere una ricchezza e profondità spirituali maggiori, che la porteranno ad impegnarsi in una indefessa attività apostolica. Già nel 1914, a seguito del terremoto di Avezzano, si prodiga nell'assistenza ai feriti. Nello stesso anno inizia le catechesi alle donne presso la parrocchia di S. Vitale. Nel 1915 soccorre moralmente e spiritualmente i soldati della Prima Guerra Mondiale ricoverati nei diversi ospedali di Roma. Nel 1917 diventa Terziaria Francescana e nel 1919 è accolta nella Congregazione delle Dame dell'Immacolata.Nel 1920 entra nelle file del Consiglio Centrale dell'Azione Cattolica Femminile e diviene membro effettivo del Segretariato Centrale di Studio. Nel 1936 diviene accompagnatrice dei malati sui treni dell'UNITALSI diretti a Lourdes e a Loreto. Un anno dopo segue e termina un corso per infermiere della CRI e si specializza in malattie tropicali. Nel 1945 collabora nell'opera di Ristoro alla Stazione Termini e nel 1946-1947 aderisce all'iniziativa dei P. Lombardi e P. Rotondi "Mondo Migliore". In questi stessi anni entra a far parte del Movimento Fronte della Famiglia, del quale sarà Vice-Presidente del Comitato romano. Altro campo d'azione è Rinascita Cristiana. Riguardo alla sua attività di scrittrice, inizia con la pubblicazione nel 1920 di articoli su "Fiamma viva", "Il Solco", "In Alto" e sul Bollettino della FUCI. Dal 1922, anno in cui in casa Beltrame Quattrocchi si annunciano ben tre vocazioni, Maria seguirà fino al suo ultimo respiro, con un vero sacerdozio materno, la scelta di vita consacrata dei tre figli Filippo, Cesare e Stefania. Dall'epistolario scambiato con loro, nel 1924 vede la luce "Voce di Madre". Nel 1936 dà alle stampe "Il libro della giovane" e nel 1937 compone un opuscolo dal titolo "I nostri ammalati". Nel 1940 escono "Il fuoco ha da ardere" e "Mamma vera". Nel 1943 scrive "Fiore che sboccia", con la collaborazione del figlio P. Paolino. Nel 1952 nascono "Lux vera" e "Vita coi figli". Nel 1953, ripercorrendo la vita in comune trascorsa col marito Luigi, pubblica "L'ordito e la trama", in seguito ristampato con il titolo "Radiografia di un matrimonio". L'ultimo suo componimento è del 1955 "Rivalutiamo la vita". Durante la guerra, Filippo, divenuto Don Tarcisio, scampa il 13 agosto del 1942 al siluramento della nave dove è imbarcato (Incrociatore Montecuccoli); il 13 agosto dell'anno successivo Cesare, cappellano militare con il nome di Padre Paolino, sfugge ai colpi di un cecchino mentre raccoglie le spoglie di un soldato caduto; nello stesso giorno Stefania, che ha preso il nome di Madre Cecilia, esce dal convento poco prima che questo venga colpito da un bombardamento. Luigi muore a Roma il 9 novembre 1951, il 26 agosto 1965 anche Maria muore, poco dopo aver recitato l'Angelus insieme ai figli. Espressamente voluta dalla Conferenza Episcopale Italiana, nasce nel 1999 la
Fondazione Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, con lo scopo di promuovere la formazione e l'evangelizzazione nel campo del matrimonio e della famiglia. La causa di beatificazione di Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi viene aperta il 25 novembre 1994, mentre il 21 ottobre 2001 Giovanni Paolo II innalza la coppia agli onori degli altari. Il 28 ottobre 2001 i corpi dei coniugi vengono trasferiti nella loro cripta presente nel Santuario della Madonna del Divino Amore a Roma !!! Il miracolo che ha consentito la loro beatificazione riguarda Gilberto Grossi, colpito da una malattia invalidante fino dall'età di dieci anni; fra l'incredulità dei medici, nonostante la malattia rimanga in tutta la sua gravità, conosce una completa remissione dei sintomi, grazie all'intercessione dei Beati , e può realizzare il suo sogno: diviene neurochirugo, si sposa e conduce una vita normale. La Chiesa ricorda i Beati Luigi e Maria rispettivamente il 9 novembre e il 26 agosto, ed è viva l'eco delle parole di Giovanni Paolo II: "Non può più essere accettabile venga negato il giusto riconoscimento alla santità silenziosa e normale di tanti padri e madri". BEATIFICAZIONI DI GIOVANNI PAOLO II - Piazza San Pietro, 21 ottobre 2001 Beati Luigi Beltrame Quattrocchi (1880-1951) e Maria Corsini (1884-1965), sposi - memoria 25 novembre - I beati coniugi Beltrame Quattrocchi sono festeggiati a Roma nell'anniversario del loro matrimonio il 24 novembre. Per l'occasione benedizione degli sposi

Provvedimenti per l'Esecuzione dei Lavori Connessi con l'Esposizione Universale di Roma e l'Acceleramento dell'Attuazione del Piano Regolatore di Roma 1937

Sono dichiarati Vincitori del concorso predetto, nell'ordine seguente, i candidati: 1. Savelli Alfredo 2. Lauri Adolfo. 3. Lanchi Alessandro. 4. Capitanio Cesare. 5. Ruspantini Enrico. 6. Dal Corso Giovanni. 7. Raimondo Geremia. 8. Rossi Francesco. 9. Mammuccari Sigismondo. 10. Schiantoni Mario. 11. Bianciflori Orlando. 12. Lazzerini Giuseppe, 13. Canali Felice. 14. Cipolletti Amleto. 15. Reali Ivanoe. 16. Calisi Raimondo. 17. Del Sette Alvaro. Art. 3. Sono dichiarati idonei, nell'ordine seguente, i candidati: 1. Marinaro Salvatore. 2. Vartolo Francesco. 3. Tascioni Giovanni. 4. Trotta Francesco. 5. Burla Arcangelo. 6. Rotili Eriberto. 7. De Feo Gaetano. 8. Battisti Loreto. 9. Marino Vincenzo. 10. Limiti Claudio. 11. Caldarola Pasquale. 12. Materasso Domenico. 13. Brignocchi Erasmo. 14. Campli Costantino. 15. Santelmo Luigi. 16. Ceccarini Renato. 17. Miconi Rinaldo. 18. Ciaglia Mario. 19. De Angelis Giovanni. 20. Glaviano Giuseppe. 21. Palazzo Domenico. 22. Rosati Amedeo. 23. Renzi Nello. 24. Balocht Guido 25. Quattrocchi Giove 26. Santucci Domenico 27. Corona Sisto. 28. Comito Carmelo. 29. Berretta Domenico. 30. Doddi Augusto. 31. Brunetti Antonio. 32. Lombardi Italo. 33. Orletti Giuseppe. 34. Vitale Pasquale. 35. Falcucci Giuseppe. 36. Ferrari Vito. 37. Grillo Alessandro. 38. Millesi Pietro. 39. Borettini Atario. 40. Tavella Luigi. 41. Vetere Michele. 42. Di Gregorio Orazio. 43. Basco Pietro. 44. Papi Dario. Il presente decreto sarà comunicato alla Corte dei Conti per la registrazione. Roma, addl 7 luglio 1937 - Anno XV p. Il Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato: (3465) GUARNERI.

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Running Drop (Fontane di Roma)

"Calligrammi" Le Colline - Apollinaire - Inno a Roma

Interpretato da Paolo de Manincor - Musica Gilberto Quattrocchio

 

 

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America del Sud Quattrocchio e Quattrocchi

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Umbria Quattrocchio Quattrocchi
Veneto Quattrocchio Quattrocchi

Quattrocchio Quattrocchi nel terzo millennio

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